giovedì 11 dicembre 2008

Il paradiso che non c'è



Questo racconto nacque da un disaccordo.

Lessi di una jinetera “que mecanicaba” un diversamente abile.

Al di là dei nostri personali pensieri, in seguito scrissi questo racconto.

È frutto di fantasia, ma nel tempo ho saputo apprezzarlo e ricondurlo “quasi” alla realtà…forse guardandomi interiormente.

Buona lettura

Mario abitava ai piedi dell’Appennino Modenese. Sin dalla prima infanzia incontrò gravi difficoltà a relazionarsi con i suoi coetanei…tutti più svegli e più belli di lui.
Tutti i suoi compagni facevano colpo sulle ragazze e sugli adulti con la loro simpatia e la loro imberbe gaiezza….men che lui.
Lui era l’eterna tristezza.
E per giunta ci si metteva anche quella andatura dinoccolante, dovuta ad una malattia infantile, che lo faceva sembrare un pescatore sul ponte del suo peschereccio in balia del mare in burrasca.
Si la sua vita era tutta una burrasca proprio come quel peschereccio che faticava ad entrare in porto…il porto della vita, quello che ti culla e ti fa sentire protetto e sereno dai forti venti e dalle tempeste.
Mario, crescendo, non aveva coltivato passioni come i suoi coetanei….Mario si era limitato a coltivare la terra come suo padre e suo nonno….le sue ambizioni erano un buon raccolto e le sue speranze una buona stagione.
Unico svago il sabato sera si concedeva un’uscita al bar del paese. Il bar del paese era piccolo, tutti ci si conosceva, tutti sapevano tutto di tutti.
Alcuni giovanotti, ex compagni di scuola, più volte gli avevano proposto di andare con loro in una discoteca di modena…cosa che timidamente rifiutava ma segretamente desiderava.
Più volte si era scoperto a spiare questi ragazzi nei loro discorsi di “combricola“…donne, bevute, scherzi, viaggi in terre lontane e candide valli dove, nel suo pensiero, erano già ricoperte di verdi pampini.
Parlavano di avventure facili nella vicina riviera romagnola dove audaci vichinghe si spogliavano senza pudore…e la notte si concedevano quasi senza chiedere il nome di colui che veniva premiato da ore d’amore.
Parlavano di spiagge tropicali dove il sole bruciava la pelle e rinfrescava gli istinti…luoghi dove le donne sfrontatamente ti sorridevano in strada….ed alcune, le più audaci, ti tiravano per la camicia proponendoti di entrare in paradiso….il loro.
Mario pensava che questi discorsi non avrebbero attecchito nella sua anima….lui pensava che una volta uscito dal bar e guadagnato la campagna, questi discorsi, si sarebbero volatilizzati come bianchi fogli di carta dopo un soffio di vento.
Ma non era cosi! I fogli di carta, a sua insaputa, ritornavano la sera…silenziosi e nelle ore buie, quando da solo nel letto, iniziava ad imbrattare questi fogli bianchi con sogni che salivano dal angolo più recondito del suo cuore.
Fantasticava in queste terre lontane assaporando le labbra di queste dolci fanciulle dalla pelle color cannella e gli occhi di un cucciolo di cerbiatto…le loro chiome scure ondeggiavano come il grano nel mese d’aprile mosso da un flebile vento e la testa era coronata da stupendi fiori come i prati di margherite sbocciate ai primi soli primaverili…..Mario sognava e fantasticava e non se ne era accorto che stava davanti ad una agenzia di un grande supermercato provinciale….si destò e le immagini che sino a poco prima gli scorrevano nella mente le rivide in quella vetrina dell’agenzia viaggi che pubblicizzavano un mare turchino in una zona chiamata Playa del Est nell’Isola di Cuba.
La visuale che aveva di questa isola era per lo più legata ad un pensiero ideologico fortemente condizionato dalla dislocazione politica dei suoi concittadini…..Mario pensava a Cuba come un luogo presidiato da eterni combattenti e che ogni occasione era buona per tirar fuori la vecchia bandiera di colore rosso…..ed unirsi in una lotta impari verso la tirannia a colpi di slogan.
Ma per giorni il ricordo di quelle fantasie lo attanagliò e più volte, perdendosi nei propri pensieri, si ritrovò a pensare a quelle donne con sembianze di angeli.
La vita di Mario scorre molto lentamente tra lavoro e casa…. vita di tutti i giorni fatta di semplicità e quotidianità da sembrare che ieri può essere domani e domani può essere tranquillamente oggi.
Passano i mesi e gli anni ma Mario non aveva scordato quella sensazione molto simile all’euforia che aveva caratterizzato quel dato momento davanti a quella insignificante agenzia del centro commerciale. Tant’è che un giorno, come un automa, si ritrova proprio davanti a quella agenzia e con inaspettata caparbietà entra chiedendo propriamente “Cuba, Playa del Est”.
Mario, circa un mese dopo, era in partenza per l’Isola di Cuba.
Arrivo a notte fonda all’aereoporto de La Habana, il buio la faceva da padrona e si insinuo nelle sue narici un odore nuovo….pungente ed inebriante.
Questo odore Mario lo relego nelle sue profonde memorie e lo elaborò a suo piacimento…..ne trasse un profumo nuovo, quasi a ricordargli il profumo del campo appena arato o dell’erba appena tagliata.
Questo nuovo posto gli piaceva.
Mario si ritrovo a sorridere compiaciuto della ritrovata serenità ed il suo ritrovato coraggio di accostare cose sue ad un paese lontano e che non gli apparteneva….si ritrovò a camminare sicuro di se incurante del suo andamento dinoccolante….sembrava che finalmente il peschereccio giungesse in porto guidato da nuovo spirito e nuovo ardore.
Nessuno badava alla sua andatura.
Nessuno badava alla gamba sinistra di qualche centimetro più corta dell’altra, la gente gli sorrideva ed a sua volta si ritrovò a sorridere alla gente.
Mario aveva trovato un automatismo nuovo che lo faceva sentir bene.
Il suo Hotel era vicino ad una discoteca e Mario la sera si portò solitario in questo luogo come se fosse sua consuetudine….era un uomo rinvigorito e pieno di energia…nulla lo fermava.
Arrivo davanti alla disco e quasi gli venne la tentazione di tornare indietro.
Un serpentone umano si formava davanti all’entrata….avrebbe passato ore nella estenuante attesa per entrare.
Ma come se avesse un appuntamento col destino, un signore lo chiamò e lo invitò ad accomodarsi all’ingresso per l’emissione del biglietto di entrata.
Mario si domando che non fosse tutto uno scherzo del destino e qualcuno lì dall’alto si prendesse gioco di lui.
Nel locale attirò la sua attenzione una bellissima mulata che guardava in sua direzione…..
Mario si girò varie volte per vedere se dietro di lui vi fosse qualcuno, poiché, era impossibile che quella donna cosi bella guardasse lui.
Lui che non veniva guardato neanche da quelle bruttine del paese.
Mario si prese da bere e si sedette vicino alla pista, mai in vita sua aveva visto questo turbinare di corpi in movenze così sensuali…coppie ballavano e intrecciavano in una elegante ed inebriante danza di desiderio e di passione.
Mario tirò su il naso e sentii l’inebriate odore del mosto nel mese di Ottobre.
L’inebriante odore altro non era che lo sguardo della mulata che, come il mosto, attira i piccoli moscerini nella sua trappola mortale.
Le si avvicino e dopo spiccioli convenevoli uscirono dalla disco per andare nel residence li vicino. Si spogliarono, lei aveva un odore ed un sapore nella pelle che Mario ricondusse alla frutta appena colta…accarezzava i suoi seni, piccoli e duri, con timidi colpi di lingua e piccoli soffi nei capezzoli scuri e turgidi.
Lei gli bacia il torace e scende sino all’inguine.
Risalendo con furia ed intrecciano le loro lingue come due serpenti in amore….lui scende e gli bacia il sesso.
Era profumato e quella mancanza di peli gli da quel senso di immacolata pulizia e di purezza infantile che quasi sente fischiare le orecchie dalla tanta eccitazione che sprigiona quel corpo a lui sconosciuto.
Non parlavano ma ansimavano e nell’aria della stanza aleggiava il tipico odore del sesso…..quell’odore che entra nelle cavità del cervello e poi fuoriesce come un fiume in piena generando la pura passione….passione di due corpi avvinghiati che gridano ed esultano sino allo spasimo.
Ore dopo, nella solitudine della sua stanza, Mario ripenserà a quanto è stato fortunato a poter volare sulle nuvole bianche e poter guardare dall’alto l’oceano Atlantico….e forse tra quelle nuvole ha scoperto un pezzo del suo paradiso che non c’è.
Testo di Maverick

3 commenti:

pumario ha detto...

Bellissima introduzione per un thriller, finito di fare l'amore il corpo della mulata rimane inerte e freddo con gli occhi sbarrati ...e qui inizia la storia del Mario che vistosi implicato in un omicidio che non ha commesso deve uscirne per non impazzire... hai una fantasia così pregna e sobriamente intelligente che sicuramente prima o poi terminerai questo racconto con quello che ti ho suggerito: provaci, potrebbe uscirne un capolavoro che sbancando in libreria ti concederà di passare mesate a Guanabo! Matio, non quello del racconto ma il puMario

Anonimo ha detto...

vecchio lupo di mare.

ti prendi gioco di me he!

prenderò in considerazione la "mesata" a Guanabo...al limite mi ospiterai e ti ripagherò pulendo il ponte e tenendo in ordine la cambusa.

Ciao

Maverick

pumario ha detto...

No Maverick, mai stato così serio, sono un appassionato lettore di thriller e ho notato una vena nel tuo racconto che se ben sfruttata può veramente dare inizio ad un romanzo thriller, non mi permetterei mai di prenderti per i fondelli, credimi hai qualità nascoste, prova a buttare giù qualcosa, poi ne riparliamo.