venerdì 26 giugno 2009

Sitio Web de Cubavision

http://www.cubavision.cubaweb.cu/portada.asp

giovedì 25 giugno 2009

Il mercatino di guanabo







Pur essendo di modeste dimensioni, abituati alle grandezze dei nostri,
questo mercatino situato in fondo al paese
regala quell'atmosfera tipica di un ritrovo dove poter
ammirare e acquistare i tesori della terra cubana.
Qui si spazia dalla verdura,alla frutta, alla carne e
al pescato.

mercoledì 24 giugno 2009

Era il lontano 2005






Era il lontano 2005, l'anno che coincide con
il mio primo contatto con la spendida
isla de cuba.
Spesso mi soffermo ancora a ripassare queste
piccole immagini che creano in me tanta
emozione.
Ho scoperto cuba per caso,tutto iniziò
grazie ad una semplice scommessa con un collega
di lavoro ora divenuto uno dei miei pochi amici.
Destinazione Varadero, che sicuramente non
ha a che fare con la vera cuba che tutti noi
conosciamo.
L'organizzazione di Varadero è speciale, al turista
viene proposto un'incantevole luogo dove non
manca proprio nulla.
Poco più di 5 giorni all'insegna del riposo,della migliore
animazione e del più bel mare che avessi mai visto.
I 4 giorni seguenti trasferimento nella capitale,in uno
dei più belli hotel che l'avana offre.
L'occidental miramar.....




Qui incontrammo una realtà più realistica della isla,
uno straordinario complesso immortalato e affascinante
fermo nel tempo.



Poi purtroppo il tempo passa e scaduti i giorni
a nostra disposizione fummo costretti ad abbandonare
tutto ciò, giurando
che tutto questo non sarebbe stato un "addio" ma un semplice
"arrivederci".
Questo fu solo il trampolino di lancio, l'inizio
di una grande avventura che spero duri per
tutta la vita e forse anche di più!


CHE COSA HA LUI PIU' DI ME ?

">

lunedì 15 giugno 2009

Via del campo


Via del Campo c'è una graziosa
gli occhi grandi color di foglia
tutta notte sta sulla soglia
vende a tutti la stessa rosa.

Via del Campo c'è una bambina
con le labbra color rugiada
gli occhi grigi come la strada
nascon fiori dove cammina.

Via del Campo c'è una ragazza
gli occhi grandi color di foglia
se di amarla ti vien la voglia
basta prenderla per la mano

e ti sembra di andar lontano
lei ti guarda con un sorriso
non credevi che il paradiso
fosse solo lì al primo piano.

Via del Campo ci va un illuso
a pregarla di maritare
a vederla salir le scale
fino a quando il balcone ha chiuso.

Ama e ridi se amor risponde
piangi forte se non ti sente
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior
dai diamanti non nasce niente
dal letame nascono i fior.

Fabrizio De Andrè, Poeta/Cantante

mercoledì 10 giugno 2009

I colori dell'estate


Finalmente dopo tanto freddo e lunghe giornate grigie, rese ancora più tristi dal vivo ricordo della vacanza in terra cubana a novembre, anche da noi è arrivato il primo caldo e il cielo si è messo un luminoso mantello celeste.
Io che ho la passione della bicicletta non posso non amare il caldo e ammirare i colori della natura.
Spesso penso ai miei amici che vivono in Romagna, considerata la patria del divertimento e un po’ l’invidio avendo loro la possibilità di distrarsi bevendo un cocktail in un baracchino sulla spiaggia mentre fanno dei commenti sul culo di qualche teutonica. Dove vivo io devo accontentarmi di sentire la pelle baciata dal sole, mentre attraverso verdi vallate dove vedo pascolare cavalli e mucche. Quindi se da un parte ho il vantaggio di abitare in una zona tranquilla dall’altra ciò non fa che accrescere la mia voglia di evadere. Però non essendo un amante del mare e non avendo confidenza con l’acqua, non riesco ad immaginarmi una vacanza balneare e sinceramente non mi spiego come ho potuto trascorrere venti giorni tra Rimini e Riccione fino a 18 anni sdraiato su un lettino sotto l’ombrellone, perché anche stare al sole non è di mio gradimento. L’unico ricordo piacevole è legato a qualche topless. In ogni caso senza sconfinare dal discorso i colori dell’estate mi portano ad immaginarmi a Cuba, anche perché ho tirato fuori dagli armadi i vestiti che mi metto quando vado la e ci sono alcune camice e pantaloni che mi rievocano situazioni particolari. Ad esempio un giubbino che ero solito indossare a Playa Giron e quando uscivo dalla discoteca, accompagnato dal mia mulatta, mi proteggeva dalle raffiche di vento che provenivano dal largo del mar dei Caraibi.
…Quindi per una serie di circostanze, non posso non pensare a Cuba e augurarmi di poterci tornare presto.. ..

acronimo per gugumarino



LAVORARE TROPPO UCCIDE

Casualità sfuggenti


La notai per puro caso nel volo che da Parigi mi portava a La Havana. La notai perché stava accanto ad un’altra ragazza Cubana che, a sua volta, era salita nel volo Bologna/Parigi della compagnia aerea Air France. Stavano vicine e chiacchieravano amichevolmente nel loro idioma come amiche di sempre…ridacchiavano, ed al centro delle loro burla vi era un uomo anziano, anch’esso salito a Bologna, risultato poi amico della passeggera che aveva intrapreso il viaggio con noi dall’Italia.
Poiché negli aerei della Air France si gode di ampi spazi, mi ero messo nella parte centrale del corridoio dell’aereo, luogo dove c’era un ampio spazio adiacente alle curatissime toilette, per permettere alle mie gambe di sgranchirsi un po.
Sostavo in compagnia di uno dei miei amici di viaggio e quando le due donne si avvicinarono per recarsi alla toilette scambiammo con loro, per pura cortesia di conversazione, alcune parole. All’amica che era rimasta ad aspettare fuori nel corridoio le rivolsi un infelice battuta riguardante il sedere dell’amica:- “Vedo che alla tua amica gli piace la pasta Italiana?”. Lei non capì la frase che gli rivolsi e tantomeno la battuta che a me, in quel momento, sembrò tanto spiritosa. Continuai con lei una conversazione spicciola in Spagnolo ed il dialogo venne facilitato poiché la donna era talmente amabile che la cosa avveniva con innata semplicità. Era una di quelle persone che ti catturano subito con la spontaneità di un sorriso, una persona con la quale ti senti subito in armonia. Raggiunta poi dall’amica veicolarono la conversazione con altri due passeggeri di nazionalità Spagnola e che, sicuramente, il linguaggio più sciolto aveva fatto passare la nostra fuggevole conoscenza in secondo piano. Non badai a questo particolare e non diedi molta importanza a quelle conoscenze casuali continuando a conversare con il mio amico. Il viaggio continuò sino a La Havana e non ebbi più occasione di scambiare più parola con le due donne pur essendo nella fila subito dopo la mia. Però, un’oretta circa prima di atterrare a La Havana notai ancora una delle donne che si recava con una piccola trousse nella vicina toilette. Era quella con cui avevo dialogato poco prima.
Aveva una camicia bianca e dei jeans fasciavano le sue affusolate gambe. Aveva il sorriso radioso di chi rientra a casa dopo un lungo periodo. Dopo alcuni minuti usci fuori con i capelli sciolti in una voluminosa cascata di riccioli castani. Forse fù in quel momento che la notai. Pur avendo viaggiato vicino, pur avendo brevemente conversato con lei, fu in quel momento che la notai con tutta l’attenzione dei miei sensi. Giunti a La Havana raccogliemmo velocemente le valigie dal nastro trasportatore, cambiammo un po di soldi alla cadeca, rifiutammo educatamente alcune proposte dai taxisti locali e ci portammo nel vicino barettino esterno per gustarci la prima bucanero in terra di Cuba. Mestre sorseggiavo la mia bucanero e ad intervalli buttavo l’occhio affinché scorgessi il nostro quarto amico mancante (Raoul), la vidi che trascinava il suo pesante borsone in cerca di un autista; la salutai con un “Hola! Pelo largo!. Lei mi sorrise dubbiosa, forse non si ricordava di me ed aveva sorriso per pura cortesia.
In tarda serata raggiunsi Guanabo e mi dimenticai presto del casuale incontro con la ragazza dall’eterno sorriso.
A Guanabo mi attendevano altre emozioni forti e dimenticai che la vita ci serba delle casualità non programmate. Come un ciottolo levigato buttato in uno stagno; non sai dove andrà a fermarsi, se farà un unico tonfo o se farà più salti e si fermerà dove la forza cesserà la sua inerte pressione.
Fu in una giornata che nulla faceva presagire che al suo orizzonte sarebbe cambiato qualcosa.
Fu in un piccolo paladar di Guanabo che quel ciottolo cadde dopo aver saltellato, e dopo aver disegnato increspature circolari in un astratto stagno.
Fu uno scherzo del destino ed una burla della memoria la casualità in cui rincontrai Diana.
Come al solito raggiunsi i miei amici Raoul e Pedro al paladar dei Santiagheros sulla 5°ave di Guanabo e mentre mi avvicinavo al loro tavolo rimasi colpito da una famigliola che era nel tavolo successivo a quello dei miei amici. Fu la memoria a giocarmi un brutto scherzo o forse la memoria si burlò di me. La vidi sorridere con la sua famiglia; Il padre, la madre e la nipotina. Presi posto al tavolo dei miei amici e davo le spalle a quelle di lei. Spinto dalla curiosità mi girai e gli chiesi se era di Alamar. Lei, sorpresa, mi biascicò qualcosa che suonava come: “No! Soy de dinamarka”. Chiesi scusa per l’intrusione e mi girai pensieroso verso i miei amici. Dissi loro che la ragazza mi sembrava di conoscerla ed ero convintissimo che fosse una mia amica di Alamar con la quale in passato avevo avuto una storia e che la stessa non vedevo da circa 4 anni. Tutto cadde li, tra una bucanero ed una tucola bevuta dal mio amico Raoul. Casualità ci alzammo in contemporanea, più la guardavo e più mi convincevo di conoscere quella ragazza. Traviato dalla memoria pensai che forse ero stato indiscreto davanti alla sua famiglia e che lei non volle farsi riconoscere. Camminammo paralleli nella 5° ave, sino a che scomparve dai miei occhi in direzione “La Cucinita”. Noi, d’altro canto, all’angolo del “Pollo” svoltammo a sinistra e raggiungemmo la vicina Playa. Dopo circa un’oretta la vidi arrivare alla spiaggia. Era con la nipotina, prese posto vicino a dove era steso il mio telo e chiese due lettini al ragazzo addetto agli sdrai della spiaggia. Spinto da una forte curiosità che scaturiva quel viso conosciuto mi avvicinai ed intrapresi una piacevole conversazione che per lo più verteva sullo scambio di reciproche informazioni; la spiaggia, i locali del luogo,dove abitualmente andava a ballare ecc. Fu li che scoprì che era de La Havana ed era in vacanza con suo papà, sua mamma e la nipotina e che di li a 10 giorni avrebbe ripreso il volo della Air France che l’avrebbe riportata a Parigi e poi in Danimarca, Paese in cui viveva da oltre 10 anni. Fu quasi stupore i nostri visi si illuminarono ed io esclamai: Ma allora viaggeremmo insieme! Poi aggiunsi: “ma tu sei la ragazza con cui ho fatto il volo Parigi/La Havana“?
Per tutto il periodo che restammo in spiaggia ridemmo dell’inconveniente e soprattutto di quel “dinamarka” così impreciso che, scherzosamente, canzonai dicendogli che in tutto quel tempo mi ero scervellato a pensare in quale provincia remota di Cuba era questa “dinamarka” (Danimarca).
Passammo un piacevole pomeriggio e diedi a Diana appuntamento per la sera, cosa che non avvenne per una serie di circostanze ed incomprensioni sul luogo dell’appuntamento.
Ci riuscì la successiva sera e con l’amica di Pedro ed una amica di lei passammo una splendida serata al Guanimar, serata che ricordo tra le più belle passate nei locali Cubani.
L’irruenza dell’amica di Diana aveva messo in seria difficoltà me e Pedro, mentre l’amica di Pedro sembrava divertita dalla situazione osservando la curiosa coppia di ragazze e conoscendo a brevi linee la mia situazione.
Complice la musica del Guanimar, ci separammo dall’amica di Diana e ci appartammo un po più distante per ballare, poi lei mi chiese di accompagnarla nella toilette cosa che feci volentieri poiché mi suonava come una richiesta intima. L’aspettai fuori dalla toilette e quando lei uscii le presi la mano, era calda e sudata. Ci fermammo a bere una birra nel piccolo barettino e ci godemmo quegli attimi di intimità insieme. Capii che lei voleva stare un po da sola con me quanto lo desideravo io. Le scostai i lunghi riccioli dalle spalle, le diedi un bacio proprio sotto la nuca, lei si girò e mi porse le sue umide labbra. Sentii le mie gambe diventare morbide nel rigido cemento, una vampata di caldo mi salì dal torace verso il collo e parve che al posto della musica udivo dei sottilissimi fischi. Restammo incollati per un po assaporando l’intreccio delle nostre lingue ed il fremito dei nostri corpi uniti.
Raggiungemmo nuovamente i nostri amici consci entrambi di aver abbattuto un muro. Forti della nostra passione ci baciammo anche in presenza dei nostri amici, tant’è che la sua amica decise, per non essere di troppo, di andare a trovare un suo ex spasimante che in quel periodo lavorava a Guanabo.
Quando il locale chiuse ci trovavamo nella situazione che lei non mi poteva portare nell’appartamento dove c’erano i genitori, ed io, a quell’ora, avrei faticato a trovare una sistemazione “alternativa”. Quindi, su invito di Pedro, raggiungemmo la sua casa per bere un goccetto in compagnia e così finire la serata. Oramai la passione si era trasformata in lussuria e, con delicatezza, la ragazza di Pedro invito lui ad accomiatarsi nella camera da letto lasciando a noi la libertà del piccolo salottino antistante.
Quando Pedro si chiuse dietro la porta, io e Diana ci abbracciammo, ci baciammo e lentamente iniziai a sbottonargli la sua camicetta, aveva i seni piccoli ed i capezzoli scuri e turgidi, sembravano punte di spada. Glieli baciai piano, leccandoli e bagnandoli con la saliva e poi ancora soffiandogli sopra ed ancora leccandogli, lei si inarcò e mi offrì il suo sesso deliziosamente amaro di sudore e profumato di pulito, fu tenerezza e passione, fu sapore di miele e di limone, fu odore di agrumi speziati di sandalo, fu campi di papaveri in fiore, fu chiarore di stelle che bucavano la notte. I nostri cuori battevano forte all’impazzata ed i nostri corpi sussultavano, eravamo madidi di sudore per il caldo e per l’eccitazione. Facemmo l’amore così, su un divano scomodo penetrandola lentamente, accarezzandogli i capelli bagnati ed assaporando le sue labbra al sapore del miele. È stato come entrare in una valle di aranceti in fiore, il sapore della passione e del sesso era talmente forte che per un momento mi tenni ancorato al divanetto poiché il mio corpo fu pervaso da un illogico senso di leggerezza.

Fu l’inizio di una storia…

…al di la della lontananza che ci separa, non passa giorno che non pensi a questa splendida donna. Curo quotidianamente il suo ricordo come un botanico cura gelosamente i suoi fiori preferiti…le sue erbe più care.

Questo racconto lo dedico a me stesso.

lunedì 8 giugno 2009

eterne pozzanghere








Il ritorno della Liquirizia


La chica si è fatta viva giorni fa. Il mio cellulare ha squillato per un'intera domenica, io pensando che il numero cubano che compariva sul display appartenesse ad un'amica della vecchia fiamma non ho dato peso alla cosa, finchè il giorno seguente continuando a sentire il mio cellulare squillare, pochi trilli che non mi davano il tempo di rispondere, ho inviato un sms. Non mi aspettavo che a distanza di tanti mesi, quando non c'eravamo lasciati nel migliore dei modi, la Liquirizia si ricordasse di me. Sono rimasto meravigliato leggendo quelle ricghe scritte in un italiano approssimativo - sono L. sono stata con te al Guanimar ti ricordi di me-. Chi conosce i fatti sa che la negrita e Pedro non sono stati insieme solo in discoteca. Io credendo ad uno scherzo, le ho chiesto il cognome, che ero riuscito ad avere dalla duena e allora lei mi ha inviato un altro messag gio dicendomi di essere L. P. M. o se stessi ancora pensando ad uno scherzo. Le ho detto che ero molto felice di avere sue notizie e siccome mi initava a chiamarla, alcuni giorni dopo le ho telefonato. Con mia sorpresa mi ha detto di esssere emozionata sentendo la mia voce e dal tono non sembrava provasse rancore. Mi ha spiegato di non essere potuta venire in Italia perchè le hanno negata la visa, ma il suo novio era stato a farle visita in inverno. Ha voluto conferma se Raoul fosse stato in vacanza a Cuba in primavera perchè una sua amica lo aveva visto in discoteca, le ho risposto che il mio amico era tornato a Guanabo ad aprile e probabilmente non si era sbagliata. Considerato anche che è impossibile confonderlo con un'altra persona. Quindi mi ha detto di salutare sia lui che Alberto, ma Raoul in particolare. Quindi prima di lasciarla le ho esternato il mio desiderio di volerla rivedere. Poche ore fa, mentre stavo parlando con Alberto, uno squillo su un secondo telefonino mi ha conferamto che sono tra i suoi ricordi.

lunedì 1 giugno 2009

Non può piovere per sempre



Quando si parte per guanabo sorge sempre il pensiero,

"speriamo di non prendere l'acqua",

Poi invece anche se per alcuni giorni si trova una stagione un poco

sfavorevole.........un poco ci si incavola!

Il tempo passa e si ritorna a casa in italia,

acqua su acqua giornate intere che piove a dirotto.

Poi tutto ad un tratto rivedo questo giorno,

ero alla cucinita che pioveva fortissimo,

Fanc... meglio prendere l'acqua là che qua

giuro.

Orizzonti con confini


Come tutte le mattine Miguelito si alza presto. Si alza piano per non disturbare la sua vecchia madre malata, evita di accende l’unica lampadina della casa, si veste al buio con i vestiti di sempre…una sorta di divisa civile composta da una camicia azzurrina imbiancata e consunta dal sudore, un pantalone verde che non ricorda momenti migliori, un paio di calze grigie infittite da molti rammendi ed un paio di scarpe in cuoio che a dispetto del tempo continuano a resistergli.
La sua casa e composta da un unico vano; è cucina, camera da letto, ripostiglio degli attrezzi, quel che c’è basta…o meglio Miguelito se lo fa bastare.
Miguelito scalda una scodella di latte munto la sera prima e si prepara la colazione di sempre; pane e latte.
Si siede al buio ed osserva la sua povera mamma sdraiata di lato sul letto. Oramai la sua mamma lo sa, poco prima che Miguelito smette di russare, segno che a momenti si sveglierà, lei si gira di lato per non vedere quel suo triste figlio fare quella solitaria colazione…non saprebbe cosa chiedergli e Miguelito non saprebbe cosa rispondere alla sua mamma. Il tempo ha sbiadito i colori e dissipato le parole ad entrambi.
Miguelito, come in un rituale, rompe dei pezzetti di pane con le mani e li immerge nel latte fumante, tende l’orecchio verso la strada ed ascolta il ticchettio di passi lontani. Miguelito tra un boccone e l’altro da vita a quei passi, li immagina dispettosi solcare l’asfalto accidentato di Campo dandogli un nome ed una persona. Immagina quella melodia di tacchi suonati dalle scarpe rosse di Rachele, immagina le sue gambe lunghissime e sode, i suoi glutei che si muovono ritmicamente eseguendo una danza a lui sconosciuta e lasciandolo in preda a forti sudorazioni ed in preda alla sensazione di cadere nell’immenso vuoto ,e cadendo, la testa gli gira vorticosamente dandogli scosse di piacere che lui interpreta come un dolce electroshock. Immagina i suoi fianchi stretti cinti da una gonna cortissima, i suoi capelli ricci e scuri gli coprono le spalle muovendosi come le erbe abbondanti mosse leggermente dal vento. Miguelito prova a chiudere gli occhi ed immaginare l’odore di lei. Il suo odore è profondo come le luci dell’alba; intenso come l’arancio in fiore e fresco come un bagno nel fiume. Miguelito si desta e riapre gli occhi ad antichi suoni di catene e immagina Rachele che chiude il suo uscio di casa dopo una notte passata con i turisti della vicina località marittima. Rachele è il suo desiderio, il frutto proibito, il sogno insonne…Rachele è una splendida mulata che da sempre fa la jinetera. Rachele, con quel catenaccio, tutte le mattine chiude i sogni impossibili di Miguelito.
Piano, Miguelito si alza è va a risciacquare il vecchio tegamino nel rubinetto della cisterna esterna, lo appende al muro vicino alla cucina a gas, scuote il vecchio panno pieno di briciole nel pollaio svegliando le assonnate galline. Raccoglie l’unico uovo che trova nel pollaio, lo lava con cura e lo mette in evidenza sopra la tavola in modo che la sua anziana madre lo trovi al suo risveglio.
Miguelito riempie una bottiglia di acqua dalla cisterna, la mette nel suo bolsillo e si porta verso la strada. Il cielo è tempestato da splendide stelle; Miguelito alza gli occhi ed annusa quell’aria fresca ed incontaminata del mattino, fa il gesto di afferrare un stella ma vergognoso la ritira subito pensando che è un gesto stupido, infantile ed assurdo per un uomo di oltre 50anni…nessuna stella splenderà mai per lui e tantomeno nessuna stella da lui si farà toccare.
Si avvia verso la campagna dormiente, stessa eterna strada…la potrebbe percorrere ad occhi chiusi tanto arriverebbe lo stesso. Miguelito pensa a se come ad un asino; gli indichi la via o le fatiche da fare e lui le esegue…basta non frustarlo e lui le esegue.
Spesso Miguelito si ritrova a pensare a se stesso come ad un animale, si chiede se è il troppo tempo che passa con loro oppure il troppo rispetto che a per loro ad indurlo a questi accostamenti o forse ne l’uno ne l’altro ed è solo che non ha niente di meglio a cui rivolgere i propri pensieri.
Miguelito, da sempre, lavora la terra ed è legato alla terra come una radice di un albero. Nella terra trova il suo sostentamento, la sua tenerezza, l’allegria, la tristezza, la passione, la solitudine.
Miguelito è arrivato al cancello della grossa azienda e si prepara per la prima mungitura delle mucche.
Per lui quelle mucche sono come le migliori amiche; le chiama per nome: Señora è la bruna altezzosa ma che gli da tanto latte; Matanzera, la più affabile che mentre la munge si gira e gli morde la gorrita; Engañadora, la più spigolosa, e se non fa attenzione gli butta via a calci il recipiente del latte…infatti Miguelito è la prima che sottopone alla mungitura.
A molte di loro le ha aiutate a partorire, ad alzarsi dopo la debolezza del parto ed a riprendere la strada della fattoria.
In Miguelito sembrano avere una sorta di eterna ed umana riconoscenza.
Questa è la vita di Miguelito. Un uomo che non vedeva l’ora di essere adulto per proseguire il lavoro che suo padre faceva ed a sua volta era il mestiere del nonno. Un uomo che sentiva la scuola asfissiante, priva di colori, mura troppo grigie e troppo strette per contenere la sua voglia di campagna.
Mungitura, liberare le bestie al pascolo, pulizie dei locali e poi attendere alle faccende dell’azienda agricola… in consueta successione giorno dopo giorno sino a che la forza lo garantirà. Vivendo di forza propria, non guardando in altrui orizzonti e mettendo ai propri i suoi confini.
Conobbi quest’uomo mentre una mattina mi facevo la barba a “lo cubano“. Mi osservava timidamente senza invadere i miei spazzi. Era di una timidezza pura e disarmante e quindi cercai di addentrarmi nel suo terreno “bestiame, mungiture ecc”. Alla fine gli regalai un ottima lametta da barba con l’assicurazione che “con quella avrebbe fatto stragi di cuori ed avrebbe fatto cadere ai suoi piedi qualsiasi straniera incontrata per la via". Conscio della burla egli mi regalò un sorriso senza denti…e per me fù ed è il più bel regalo da parte di Miguelito.

En Campo Florido, Noviembre 2008