giovedì 4 dicembre 2008

Le sedie incatenate




Le sedie incatenate
Isabel sta seduta fronte alla strada principale di Las Minas ed osserva distrattamente la gente passare. E’ giornata calda di metà Febbraio, il sole punge e rende quella piccola pausa solitaria straordinariamente appagante. Isabel apre una finestra sul passato; Suo padre balsero nel 1994, sua mamma che non ha mai perso la speranza che il marito ritornasse dalla “lontanissima” Miami, gli amici ed i parenti sparsi per il mondo….gente in fuga da se stessi e da tutto ciò che è “radice”. Ed ora Oreste….. Isabel si è alzata presto. A preparato il caffe al suo compagno e poi si è dedicata ai lavori di casa: Accudire le galline nel piccolo pollaio, preparare il mangiare dei due cani, lavadora e piccole pulizie della casa. Ma il suo tempo maggiore lo ha dedicato al suo giardino, Isabel ha delle rose che tutti invidiano a Las Minasa….i suoi vicini, una coppia di gay venuti ad abitare dalla vicina Habana, gli chiedono consigli sulla coltivazione dei fiori e su gli innesti di queste profumatissime rose. Isabel continua a dondolarsi in quella sedia a dondolo ed accenna un saluto al suo vicino… Ciao Isabel! Come va? Ti vedo pensierosa e triste, dove è finito il tuo sorriso? Il mio sorriso e andato a Guanabacoa. Oreste si è alzato presto, si è fatto la barba, a consumato una fugace colazione, preso il caffè preparato dalla sua compagna e si e diretto a Guanabacoa….destino…Ufficio dell’immigrazione per l’intervista. Oreste, ha il desiderio di uscire da Cuba…di fuggire da una realtà che lo stritola e lo rende infelice….vuole uscire, qualsiasi direzione va benissimo, non importa…basta uscire da questo paese. Oreste è in contatto via internet con una Russa…Olga; Di lei non sa nulla, non conosce il suo viso, non sa la sua storia…poco gli importa….Olga è un mezzo ed i mezzi hanno materialità…non vita propria. All’immigrazione Oreste è nervoso, del suo “Campo” sono in tre, lui e due ragazze. L’uomo dell’immigrazione non è un novellino, ha vagliato decine di interviste…ed i tre ragazzi sono nervosi. Dove hai conosciuto la Russa? Vi scrivete regolarmente? Posso vedere un’e-mail? Eccola è di 2 mesi fa. Una parte del labbro inferiore dell’uomo si inclina sulla destra…spunta un sorriso beffardo, ma non inquisitorio… Decine di interviste…stessi figli di una patria in calore, stesse facce, stesse speranze, stessi sogni. Una vita migliore. Isabel continua a dondolarsi pensierosa…. il suo cuore piange di allegria e ride di tristezza. Osserva le due sedie a dondolo, sono incatenate per paura che i ladri le portino via durante la notte…quelle due sedie sono i loro destini Quell’uomo vive oramai con lei da 12 anni….è la sua vita, la sua sostanza, la sua alba….ma ora, non il suo tramonto. Oreste cerca un altro destino…e lei non è più sicura che possa farne parte. Osserva le due sedie a dondolo…quelle due sedie evocano i loro destini…forse un ladro durante la notte ne ruberà una….ma l’altra, speranzosa penserà: “spero che ce la faccia, e spero che là….oltre l’oceano, si riccordi di me“.
LASCIARE CUBA

Una mattina del luglio scorso Oreste ha raccolto le speranze che fortemente aveva seminato nel suo animo.
Una mattina di luglio, mentre la moglie era a La Habana, è partito di gran fretta senza neanche salutarla.
Sono venuti a prenderlo di buon ora per accompagnarlo all’aeroporto….finalmente ce l’aveva fatta.
Volo per la Giamaica….fuga dall’aeroporto e l’inizio dell’odissea per la libertà.
Un gruppo di venti persone, tra cui una donna incinta, hanno risalito le piccole isole dei caraibi sino a portarsi alle Isole Vergini Statunitensi e lì chiedere asilo politico.
Non è stato facilmente…venti persone che convivevano con la paura e la speranza nel medesimo tempo e nel medesimo luogo.
Lui, Oreste, Ha raggiunto Chicago e li ha avuto inizio la sua nuova vita.
Ora vive in Miami, nella folta comunità Cubana, tra la sua gente…ma dalla sua voce, dai suoi sms e dalle sue e-mail traspare quella malinconia che si manifesta quando il prezzo da pagare è stato molto alto.
La sua sposa;
La famiglia;
La sua mamma;
I suoi amici;
Ed infine la sua Cuba che rivedrà chissà quando.
Oreste ora è una persona malinconica, sicuramente avrà un suo futuro ed intraprenderà il suo dovuto cammino, che ora scrive “La soledad non es cosa facil”.
Quando gli eventi si stravolgono ed, come sempre ho detto, i “graffiti umani” cozzano con cultura, costumi e situazioni non proprie, la mente umana, pur stando vicino alle persone ed in mezzo alle persone, ricerca quella giusta solitudine che fa riemergere le cose perdute.

ABBRACCIARE LA SPOSA

Quest’anno cuba mi ha regalato molte emozioni…molte di più degli altri viaggi.
Il periodo non era dei migliori, il tempo, la scarsità di generi, l’ingessatura di un paese che non progredisce e non vuole progredire.
Ma tuttavia mi ha regalato emozioni umane che a lungo rimarranno nella mia mente, nella mia memoria, forse, dico forse, alcune emozioni rimarranno indelebili per quello che mi rimarrà da vivere.
Tra queste emozioni vi è quella di aver visto Yanexi raggiungere Oreste a Maiami.
Yanexi mi disse un giorno: “ spero che là….oltre l’oceano, Oreste si ricordi di me”…
Oreste si era ricordato della sua sposa oltre l’oceano…
La vidi a Novembre ultimo scorso, aveva una luce nuova negli occhi. Stava aspettando la chiamata per recarsi ad oriente, luogo che avrebbe segnato il suo nuovo destino, per la traversata verso la libertà.
La sua famiglia sentii Yanexi tre giorni dopo l’arrivo a Miami….era felice e ce l’aveva fatta…aveva raggiunto Oreste in terra e nel cuore, segno che le catene con cui erano legati, lei e Oreste, avevano un sapore ed una resistenza antica.

Note: Chiudo questo racconto iniziato un’anno e mezzo fa con il titolo “Le sedie incatenate”…non pensavo avrebbe avuto un seguito, una storia, un risultato.
Il risultato finale è che due persone che per lungo tempo si sono “sperate” il tempo e la fortuna li ha ripagate.
Per semplice casualità nella foto postata vi sono 3 sedie….è una casualità, ma nell’intimo mi auguro che anche quella terza sedia raggiunga sua mamma oltre la barriera.
Che il tempo vi sia lieto Oreste e Yanexi…e che un giorno non molto lontano possiate abbracciare Maichel.

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