giovedì 4 dicembre 2008

dove svetta la palma real




Mancavano pochi giorni alla partenza e decisi di riconsegnare al legittimo proprietario la sua bici.
Era una bici rossa fiammante e da Campo raggiungevo Guanabo in poco più di 20 minuti…andare in bici e immergermi nella tranquillità di quei campi mi dava una sorta di carica e di pace interiore impagabile, il verde, la natura e tutto quello che lo circondava era un vero tocasana…dicevo sempre al mio amico Raoul; per avere queste sensazioni, da Rimini, dovrei fare almeno 40 o 50 chilometri verso l’Appennino. Quella pace mi giovava…ne sentivo la necessità.
Raggiunsi peñas altas, luogo dove dimorava Raoul, e gli consegnai la sua bici.
Ci salutammo frettolosamente e dissi lui che gli ultimi giorni li volevo trascorrere con tranquillità con le persone a me vicino…con lui avremmo avuto tempo e giorni uggiosi da passare in Italia.
Mi congedai e mi avviai verso le Brigate di peñas altas, le quali sembrano le gemelle delle Brigate di Alamar…casermoni lunghi e rettangolari a modo di alveare…un carnaio umano. Ed a pensare che oltrepassata la via Blanca si estenda una delle spiagge più belle di Guanabo; Brisa del Mar. Brisa del Mar è un vecchio insediamento dell’Armata Rossa…li i Militari Sovietici ci andavano a prendere il sole e smaltire le sbornie di ron.
Sono all’incirca alla stazione delle guagua e vedo il pulman caricare la gente…è il 461 ed io solitamente prendevo il 465/466 che mi portava diretto a Campo e mi lasciava a circa 50 metri dalla abitazione in cui stavo.
461 Campo/Jaruco.
Prendo la guagua e trovo posto a sedere…non vi era molta gente alla prima fermata, la gente salirà in seguito sino a far scoppiare la guagua.
La guagua si muove e prende la strada per Campo; cruzamos la via Blanca e ci addentriamo in direzione Campo….una ventina di fermate separeranno Guanabo da Campo.
Vedo salire gente; è gente che si reca a lavoro o il lavoro lo ha appena lasciato…un vecchio con un sacco di juta, uno zaino in spalla e l‘inconfondibile odore delle fattorie. Ha le braccia che sembrano rami di ciliegio, nodose e scure…abituate al lavoro dei campi, il suo sguardo da pace…sembra una persona che della rassegnazione ne ha fatto un ragione di vita…della sua vita.
Salgono giovani mamme con il loro piccoli…vederli in quei mezzi di fortuna statalizzati mi fanno tenerezza, eppure nessuno si preoccupa della precarietà del non sviluppo…hanno tutti uno sguardo che suscita in me ammirazione…forse anche un po di invidia.
Non trovo la jinetera con il suo sguardo sfrontato…la jinetera che ti posa il suo sguardo addosso pensando a languide transazioni ed a ore di cazzeggio dopo la legale ricevuta del dovuto versamento.
Il pulman continua la sua corsa e mi trovo a Campo; è una zona ai margini della strada principale, io guardo e penso che farà altre fermate all’interno e poi riprenderà la via principale.
Nulla di più falso..la guagua inizia la sua lunga salita in direzione Jaruco.
Fosse successo in Italia mi sarei prodigato subito ad attirare l’attenzione dell’autista e fiondarmi subito a terra ma…guardavo i panorami che si aprivano ai miei occhi ed un leggero sorriso si impossessava di me…non ho alzato un dito o detto “a” per fermare, mutare, capovolgere quella casualità.
Mentre salivo notavo che le vecchie automobili lasciavano lo spazio a vecchi trattori, carretti trainati da cavalli, vecchie automobili con ancora la vernice della casa madre…il tempo si era fermato in quei luoghi.
Laghetti, mandrie de Rey, carnero, civo e lo svettare della palma Real a realizzare confini sugli umani orientamenti.
Osservo e la mia mente ed i miei ricordi mi portano alla mia vecchia terra; la Sardegna…la Sardegna con un paesaggio brullo dove i confini sono delimitati dalle maestose ed antiche querce.
Questo accostamento mi piaceva e la mia mente vagava in quei luoghi incontaminati di palme e laghetti.
Sono luoghi lontani dalla civiltà e mi viene a pensare come quella gente possa vivere in posti i quali anche un semplice malore può essere letale.
Eppure noto che la gente che sale o scende dalla guagua nei loro sguardi hanno un qualcosa di più vivo, più luminoso meno triste di quello che sovente incontro nelle nostre civiltà organizzate e forse oramai asettico.
In vista delle scalere il pulman si era fermato poiché la strada era diventata troppo ripida ed impraticabile con un grosso mezzo. La gente scese dal pulman ed, ad aspettarli vi era un altro mezzo pubblico più robusto; Era un camion tipo militare di quelli che sovente vediamo trasportare lavoratori.
Quel casuale viaggio dove svetta la palma real non solo fu per me un modo di aprirmi a nuovi orizzonti visivi…ma fu un modo per aprirmi il cuore verso un popolo che nonostante tutto va avanti…se è la guagua un carrettone o qualsivoglia mezzo è un popolo che va avanti e merita di andare avanti.
Ripagai la mia nuova corsa con 2 monete da 20 centavos all’autista, mi accomodai nuovamente e come trascinato da un’onda marina mi preparai a ridiscendere a valle dai miei cari.

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