sabato 28 febbraio 2009

Ormai ci siamo



Mi sto preparando lentamente a quello che per me sarà il 5 viaggio verso l'isola.
Lunedi mattina air france mi fare solcare il cielo verso un lungo viaggio che mi porterà ancora una volta indietro nel tempo a rivivere quelle forti emozioni che solo quella terra può regalare.
Sarà però un viaggio un po triste perchè il triunvirato (yo,abbetto y pedro) non sarà completo,ma spero che un giorno non molto lontano lo risarà.
Mi mancheranno questi due,mi mancheranno le risate,le camminate,le fughe al guanimar o guanabo club tutti assieme.
Infatti proprio stasera quando mi sono visto con maverick un attimo prima di tornare a casa mi sono commosso un po,probabilmente questo dovuto all'età.
Molte volte mi chiedo ma perchè con tutti i posti che ci sono nel mondo proprio li devo tornare????? chi lo sà!!!!!!
Forse perchè Cuba ti strega,ti ruba il cuore, si prende possesso della nostra vita o forse perchè siano noi che vogliamo che questo succeda.

ciao a tutti e a presto!

venerdì 20 febbraio 2009

io, il più infedele


…”Isabel si è seduta sul letto. Aspettava un mio cenno. Mi bastava guardarla per avere un’erezione immediata. Quella mulata mi piaceva ancora. In fondo, come potevo chiederle di essermi fedele, io, il più infedele dei mortali?
Ho chiuso la porta. Ci siamo spogliati lentamente. Ci siamo abbracciati e baciati. Ci siamo stretti forte. Sentivo il cuore battere più velocemente e per poco non mi sono lasciato scappare una lacrima. Ma mi sono trattenuto. Non potevo piangere davanti a quella stronza. L’ho penetrata molto lentamente, accarezzandola, e lei era già umida e deliziosa. Era come entrare in paradiso. Ma non le ho detto nemmeno questo. Meglio amarla a modo mio, in silenzio, senza che lei lo sapesse“…

da “io, il più infedele” di P.J.Gutièrrez

lunedì 16 febbraio 2009

La Habana


Ciao Pedro! Ricordi questa foto?..guardala bene c’è un particolare.




Con Pedro e Pedrita raggiungemmo La Habana con il 400, la guagua che parte da Guanabo. Entrambi avevamo un appuntamento lì…al Capitolio Habanero.
Penso di aver trascorso uno dei momenti più felici della mia vacanza cubana…fù un san valentino novembrino…tale mi piace ricordarlo e mi piace ricordarlo con una poesia che a lei dedicai in quel momento.



..............Sensazioni..............

La cupola del Capitolio svettava a ovest, il castillo del Morro, con le sue mura bianche luccicava ad oriente....a nord lo sventolare delle bandiere davanti all'Ambasciata Americana, a est il mare colpiva impietosamente le mura del malecon formando scie di schiuma bianchissima.
Tutto mi era chiaro all'orizzonte...
Eppure avevo quella sottile sensazione di essermi perso...
perso negli occhi e nel sorriso di una mulata Habanera.


Habana Novembre 2008

Uno sguardo..





...sul mare per chi deve partire per Guanabo.

Libero di volare


La casa dove passavo la vacanza era bellissima, situata al primo piano dell’edificio, si poteva godere di una balconata che circondava quasi tutta la casa e la vista tutt’attorno era meravigliosa. Due stanze da letto, una per me e l’altra per il mio amico. La “dueña”, una signora 45enne, era il massimo della riservatezza…si alzava a mezzogiorno e non era per nulla invadente; faceva fatica a prepararsi lei stessa la colazione figuriamoci se la preparava per noi.
Con Yanet era oramai da giorni che condividevamo parte della giornata e comunque per intero la notte. Ma condividere la casa e pensare di disturbare l’amico vicino non è il massimo e quindi bisognava ritagliarsi quei momenti di intimità da rendere più piacevole il rapporto. Il sesso non è solo piacere ma un’insieme di emozioni che fanno sublime questo atto, emozioni che vanno condivise ed assaporate come un frutto prelibato…il sesso si potrebbe dire che è sapore. Tutto questo avveniva ma con una certa accortezza nel ritagliarci questi intimi momenti. Non potendo però attutire del tutto il “sonoro“ che detti momenti comportavano…oramai non facevo neanche più caso ai languidi “dime!!” che mi rivolgeva la padrona di casa e tantomeno ai sorrisi che rivelavano un’insieme di ironia e complicità non richiesta.Ma un giorno capitò che Yanè mi propose di andare a cena a casa della sorella a Guanabacoa e quindi di passare la notte nel medesimo luogo. La sorella di Yanet e di poco più grande di lei ed il suo uomo e sui 35anni, persone semplici e al di fuori dei “circuiti“ turistici. Mi sentivo ben integrato con questa famigliola, si scherzava, si ascoltava musica e si parlava di vita nel campo con serietà ma avevano quella autoironia che li distingueva da quelle persone che ti vogliono far apparire la realtà “fumigata” ed arrangiata.…si delineo una piacevolissima serata. Forse questi momenti di benessere interiore riescono a rendere piacevole tutto quello che ci circonda…..forse questi momenti sono la vera libertà dell’essere. Il bagno della casa era sprovvisto di acqua calda e per fare la doccia bisognava riscaldarla nei tegami, preparare un grosso recipiente e versarsi addosso l’acqua con una vecchio catino in disuso.Mi bagnai piano versandomi l’acqua sul corpo con un piccolo catino, assaporando questi momenti di intimità con il vago sapore del “passato” e ripercorrendo fasi della mia infanzia….gesti semplici…quasi rituali…nulla di automatico. Quando Yanè mi raggiunse nel letto aveva ancora i capelli bagnati…Yanè è una donna che fisicamente mi attrae molto, ma in quel momento avevo sentito che non era semplice desiderio..era passione allo stato puro. Quella notte il nostro desiderio aveva bruciato come un incendio notturno visto in lontananza…abbiamo bruciato piano, alimentati solamente da un sospiro notturno che forse era un libero desiderio. Quella notte sono stato libero di volare.

Guanabacoa Febbraio 2007

venerdì 13 febbraio 2009

Un atto d'amore


La ragazza arrivò molto tardi, si affacciò alla porta di casa e chiese di me.

Era una mulatina piccolina, timidamente aveva accennato un sorriso scoprendo dei denti bianchissimi che subito attenuò come se la cosa fosse inopportuna in quel momento…in quel contesto.
Gli andai incontro e le chiesi se gentilmente si sarebbe trattenuta a cena con noi, lei,altrettanto gentilmente, mi disse che non poteva, mi disse: “Tengo la niña con la abuela y tengo que regresar mas temprano”.
La presentai al dueño della casa ed al mio amico, che ancora non aveva capito il motivo di quella inaspettata visita, tant’è che egli mi guardava con fare diffidente.
Dissi loro: questa è la novia di un mio caro amico!..
La ragazza era visibilmente in imbarazzo e frettolosamente estrasse dalla sua borsetta una lettere da consegnare al mio grande amico….nulla più, una lettera, non una parola o una raccomandazione…solamente una busta bianca.
Il dueño curioso gli chiese se era di Guanabo….ma la risposta lo lasciò di stucco… La ragazza veniva dalla zona di mantilla, Arrojo Naranjo, periferia estrema de La Habana.

Per consegnare quel pezzo di carta si era messa in cammino di buon ora e precisamente alla 5 de pomeriggio….e tra una guagua e l’altra era riuscita ad arrivare, erano oramai le 9 della sera.….ed era tardi… molto tardi, considerando il camino inverso e la improbabile puntualità dei mezzi di locomozione a sua disposizione.
Il dueño, inaspettatamente, consegnò alla ragazza un suo biglietto da visita chiedendogli, se ne avesse avuto bisogno, di contattare la sua famiglia…loro sarebbero stati disponibili.
La ragazza era al termine della sua visita e degli argomenti ed io mi offrì di riaccompagnarla, almeno alla calle principale dove l’oscurità lascia spazio ad un po’ di luce.
Nel girarmi, e dire al mio amico che sarei rientrato da lì a momenti, mi accorsi che era pensieroso e mi disse: “per un pezzo di carta questa ragazza a fatto tutta questa strada; per me questo è un atto d’amore“.
Forse il mio amico aveva esagerato con quel cazzo di ron…. Il ron, a volte, lo rende inaspettatamente sentimentale.

Guanabo Febbraio 2007

giovedì 12 febbraio 2009

Víctor Manuel García

La Gitana tropical

L'immagine è una combinazione di mulatta cubana con capelli e occhi indigeni; lo stesso pittore la commentò con queste parole: “ è una meticcia, una mulatta, ma con occhi dell’India, del Perù, del Messico…”

Buen viaje Raoul, que te vaya todo bien

sabato 7 febbraio 2009

Una comida humilde


Un sera il buon Raoul (gugumarino) decise che la cena l’avremmo cucinata noi.
Fù una posizione imperativa che a me piacque tantissimo e ci dava modo di passare in modo naturale il pomeriggio senza lasciarsi andare alle solite scorrerie tra il “pollo e la cucinita”…a collezionare lattine di Cristal e Bucanero…vuoti.
Avevamo le donne in casa e da Alamar ci raggiunse anche Antonio e la sua signora. Per l’occasione facemmo una capatina al mercato di Guanabo e subito Raoul fù attirato da una grossa ed invitante coscia di maiale.
Raoul è un uomo di difficile caratteristica…può essere attirato da una bellissima e lusinghiera mulata e perderci la testa ma di fronte ad un piatto non si creano dubbi…prima il piatto, poi!!!!si vedrà.
Quindi decidemmo di acquistare il succulento cosciotto per fare una sorta di spezzatino.
Spezzatino?!!!! ai caraibi!? Mah!?
Quindi caricato il prezioso cosciotto in spalla, inforchiamo le bici e ci dirigemmo a casa per elaborare una sorta di cena da baita.
I temporali c’erano…con l’immaginario potevamo anche sentir cadere la neve.
Ci facemmo prestare un coltello da Teresa, la padrona di casa, ed iniziamo la spolpatura del cosciotto. Il coltello non risultò di buon taglio…se fossimo andati al rio guanabo con quel coltello non avremmo tagliato nemmeno l’acqua.
Tagliammo una buona quantità di carne per la serata e qualche fettina da mettere nel frigo di Raoul per il giorno seguente…o per gli impulsi notturni.
Poiché il pezzo era tutt’intero mi adoperai per togliere prima la cotica e poi selezionare i pezzi da usare per lo spezzatino.
Mentre ero intento a tagliare la carne, Raoul mi bloccò e mi disse: “Ma che ci facciamo noi con tutta questa carne? Basta così, il rimanente portiamolo a Campo.”
Misi la cotica ed il rimanente del cosciotto in un sacchetto di plastica e feci come dettomi da Raoul.
Passammo una serata in ottima compagnia, degustammo l’ottimo spezzatino (per noi, e un pò meno per le cubane le quali avrebbero voluto un’aggiunta di riso) e poi ognuno di noi si diresse presso la propria casa.
Il giorno dopo, da Campo mi recai a Guanabo per passare una mezza giornata con l’amico Raoul e verso mezzogiorno lo lasciai per rientrare a casa. Ero affamato causa la pedalata in bici e nella casa aleggiava un buon profumo di mangiare. Al posto dello stomaco avevo la PFM in concerto e quando Yanè mi chiese se volevo il solito panino o, se preferivo, mi avrebbe dato un piatto cucinato dalla sua abuela.
Forte delle mie convinzioni olfattive senza remora alcuna scelsi la seconda opzione; piatto della abuela.
Yanè mi presento un piatto povero composto da riso, platanito e carne sfilacciata. Mi spiegò che la nonna aveva fatto bollire il riso nell’estratto di brodo delle ossa, aveva poi sfilacciato la carne e l’aveva condita con aromi vari.
Bene, quel piatto semplice e tipicamente povero lo ricordo ancora oggi per la sua bontà e squisitezza ed ancora ricordo l’espressione di Yanè che mi guardava mangiare quel piatto con gradevole soddisfazione.
Mi scuso sin da ora con i lettori se il contenuto della foto può apparire ripugnante…ma non fattevi ingannare dalle apparenze.

Campo Florido Novembre 2008

venerdì 6 febbraio 2009

Gli occhi di un vecchio

Era una giornata che mi giravano i maroni….volevo stare un pò in solitudine per la spiaggia La ragazza era andata a trovare sua mamma al campo, dei mie amici non ne volevo sapere…era nera, mal sopportavo anche me stesso. Mi avvio per la spiaggia di Guanabo e scendo dritto, senza virare al solito posto fronte al parque….zona esclusiva per noi tur. Scendo la viuzza malandata…un baracchino della frutta, casa de renta por los cubanos, una grossa pozzanghera d’acqua….la musica di Adriano Celentano. Mi metto sdraiato a prendere il sole, aderisco le cuffiette alle orecchie ed ascolto musica regueton a palla. Sono li a prendere il sole senza nulla pensare, e da dietro mi vedo sbucare due ragazzette con un bambino…le ragazze sono carinissime ma si vede che sono di minore età. Osservo con piacere la loro bellezza….ma a rapirmi è la premurosa attenzione che dedicano al piccolo. Un bambino con i capelli ricci e rossi, un mulatino da foto per la campagna pubblicitaria Beneton. L’accuratezza nel badare il bambino mi sorprende, pochi giorni prima, un bambino a momenti affogava causa la negligenza dei giovani genitori e il suo seguito….e non era il solo che avevo visto. Ma questo bambino era riverenziatissimo e l’attenzione era rivolta solamente a lui.Di li a poco arriva un signore sui sessantanni con forte accento partenopeo, il quale richiamava le ragazze, le quali erano in acqua col bambino, al rientro nella battigia...l'uomo uscì dalla casa seguito dalle note di Adriano Celentano. L’uomo andava avanti ed indietro come un cagnolino il quale vede il suo padrone in acqua a fare il bagno….non era apprensione era felice, ed era felice di poterlo esibire con tutta l’energia come un bambino che gioca con un vecchio pallone, e correndo fa la sua personale ed indiscussa radiocronaca.
Guanabo Gennaio/Febbraio 2007
By Maverick

Gitana Tropical di (Marcos2007Marcos)



Diedi un passaggio a lei e la sorella un venerdi' sera nel bel mezzo di un aguacero habanero. Da subito rimasi rapito dal suo sguardo,lo avevo gia' incontrato in precedenza,era quello della "gitana tropical" del Museo di Belle Arti de la Habana. La prima volta che lo vidi fui pervaso da tanta bellezza e tanta tristezza allo stesso tempo. Sicuramente la gitana rappresentata nel quadro cubano doveva aver vissuto intensamente la propria vita,probabilmente aveva conosciuto tanto dolore e conseguentemente anche poca ma significativa gioia. La "mia" gitana tropical era guantanamera di nascita ma ormai habanera da tanti anni; l'essere guantanamera non la aveva abbandonata,la seguiva come un' ombra,difficilmente credo si possa dimenticare la propria origine,soprattutto se si e' nati a Guantanamo,e chi ci e' stato o ha conosciuto la gente di Guantanamo puo' comprenderne la ragione. Assomigliava alla gitana tropical soprattutto nello sguardo,ma anche nei lineamenti,anche se per i lineamenti del viso era molto piu' simile a Alicia Keys,stesse labbra meravigliose,lineamenti simmetrici perfetti,un ovale del viso incantevole,capelli neri bellissimi,una mulatta chiara splendida. Un giorno la portai al museo a vedere il quadro che la raffigurava,sorrise come solo lei sapeva fare,ad un certo punto le feci notare che uno yuma la stava osservando e le dissi che sicuramente si stupiva che una opera d'arte avesse due gambe mozzafiato come le sue e soprattutto si accingesse a lasciare il museo grazie a quelle gambe. Aveva a che fare con il mondo dello sport cubano e le chiesi se poteva procurarmi una divisa di pallavolo della nazionale cubana. Mi disse di si senza problemi e mi chiese se avevo qualche preferenza riguardo al nome del giocatore,se volevo quella con il nome di Pimienta o di un altro. Le dissi che ci avrei pensato,mi feci dare il numero di telefono e le lasciai a casa in Playa. Feci fatica a raggiungerla telefonicamente,ma dopo tanti tentativi finalmente riusci a contattarla,mi chiese se mi ero deciso riguardo al nome ,le dissi di si, che era di cinque lettere. Era ovviamente il suo nome,sorrise e fissamo un appuntamento per l giovedi' sera. L'andai a prendere a casa con un BMW tour che da giorni mi portava in giro per la Habana con un mio amico milionario bresciano che avevo da poche ore lasciato al Jose Marti' nelle mani di una santiaghera,destinazione Malpensa. Era vestita completamente di nero,mentre il primo giorno lo era di bianco. Tremendo toque tenia mi gitana tropical. Le chiesi se avesse qualche preferenza per la cena,mi disse che preferiva che scegliessi io. Scelsi il ristorante in cima all'Habana Libre,e Dio ci mise pure qualcosa di suo. Era carnevale ,un temporale meraviglioso colpi' la Habana (io adoro i temporali ) mentre cenavamo guardavamo fuori la Habana ed il Malecon unici ed ineguagliabili,soprattutto sotto l'acqua,ai nostri piedi. Un apagon rese ancora piu' romantica la serata,oltre a noi solo una tavolata di volgarissimi italiani con delle povere criste cubane che se li dovevano sorbire,ma ero talmente preso dalla mia gitana che gia' mi ero dimenticato della loro invadente presenza. Dopo averla riaccompagnata a casa,guidai per la quinta Avenida come se stessi in paradiso,era talmente tanta la serenita' che mi aveva trasmesso che mi stavo godendo ogni secondo come un dono piovuto dal cielo. Inutile dire che quella notte non chiusi occhio. Stavo in una villa che dava sulla quinta Avenida,mi misi nella vasca da bagno a contemplare il cielo e le nubi che si vedevano fuori dalla finestra; e' stata una esperienza piacevolissima,non mi sembrava nemmeno di avere un corpo,ma solo un anima. Nei giorni successivi spesso mi dimenticavo di mangiare,tanta era la serenita' e la tranquillita che lei mi aveva trasmesso. Ovviamente i problemi erano in agguato,lo sapevo ,era in preventivo. Problemi di vivienda,la sorella con problemi seri se non addirittura drammatici per un presunto tumore al seno,che per fortuna conoscendo io persone altolocate nella cumbre medica cubana riuscimmo a fugare con una rapidissima visita alla clinica delle autorita' (Kholi) visto che risulto' trattarsi solo di un tumore benigno. L'anima veniva nutrita egregiamente e al di sopra di ogni mia piu' rosea aspettativa,tanto che le dicevo che neanche se avessi chiesto a Dio di esaudire un mio sogno sarei riuscito a chiedere tanto. Per il sesso stavo aspettando,volevo che la prima volta fosse indimenticabile. E lo fu' , ma non tanto in termini di prestazioni sessuali,quanto per le sensazioni che ho vissuto. Scelsi/scegliemmo il luogo e il tempo piu' appropiati. Mi ero trasferito per pochi giorni in un piccolo attico all'inizio de la Habana vieja,aveva molto di parigino,dalla terrazza sui vedeva la Habana di notte,che per me e' e rimane uno degli spettacoli da mozzare il fiato,vedere tutte quelle case e quei palazzi ed immaginare tutte le storie che contengono,tutte le sensibilita' che vi abitano. L'attico era stato ristrutturato da pochissimo,ero praticamente il primo ospite tutto era nuovo,anche lo spirito che pervadeva il locale. Una frugale ma intima cena a base di pasta al tonno con una spruzzata di limone un bicchiere di vino.... Ci siamo trasferiti nella camera a lato. La mia gitana aveva gambe lunghe e affusolate,l'interno ginocchia magro come piace a me,portava una minigonna di JLO,ma la portava sempre con tanta sensualita' e classe,mai in modo volgare. Era seduta sulla poltrona al lato del letto,la luce era soffusa,da fuori pervenivano attutiti i rumori della citta' che pulsava anche a quell'ora,dalla finestra si vedeva lo splendido cielo habanero. Allungai la mano come quando si invita a ballare una donna,(adoro la gestualita' che si esprime nel ballo latinoamericano,non solo la sensualita',anche la sensibilita',adoro il modo di far sentire alla donna con il semplice leggero tocco delle dita quello che le si vuole trasmettere,non solo la direzione o la figura da eseguire,ma anche e soprattutto il comunicarle che si sta' bene con lei,che ci si sente un tutt'uno) il mio palmo della mano rivolto verso l'alto,il suo verso il basso ,le nostre dita che si sfiorano,io la attiro lentamente a me,lei si lascia piacevolmente attirare, si sdraia in parte a me,la mia mano accarezza dolcemente il suo interno ginocchio,mentre i miei occhi comunicano con la mia mente ed inviano sensazioni meravigliose ed uniche, la gonna di JLO e' finita ai piedi del letto ,lentamente,quando vedo su calentico,e' un calentico molto barato,da ragazzina,piu' che da donna, non e' il calentico di certe jine o di certe italiane,ma la cosa invece di farle perdere punti gliene fa' guadagnare,la "confezione" e' barata,ma il "regalo" e' meglio del miglior de Beers,aveva una luce unica e radiosa. se lo sfila con la dolcezza con la quale si fanno le cose accurate,quelle a cui teniamo, ai miei occhi appare in tutto lo splendore della sua disarmante autentica naturale bellezza ,dei seni piccoli come piacciono a me il sesso ricoperto da una leggera peluria delle labbra bellissime (seconde solo alle meravigliose labbra tra le quali sono incastonati i suoi bianchissimi denti),a custodire il dono piu' grande che Dio ha fatto all'uomo dopo ed insieme all'amore, y para completar ese sueno me dice "haz me el amor" non e' stata l'esperienza "sessuale" migliore della mia vita,ma sicuramente quella "sensuale" si,e la conservo gelosamente in fondo alla mia anima esta es Cuba, asi son las cubanas continuera'
By Marco

Cojimar



Cojimar è un piccolo villaggio di pescatori circa 15 km a est dell`Avana. Le onde dell’ Oceano Atlantico si infrangono su ‘el malecon de Cojimar’, una enorme muraglia che protegge il villaggio. Il paese ha anche un piccolo porto.
A Cojimar c'è la casa di Gregorio Fuente, il pescatore (morto nel 2002 a 104 anni) che Hemingway immortalò nel personaggio di Santiago nel suo romanzo "Il vecchio e il mare".
Ernest Hemingway ha vissuto a Cojimar alcuni anni. C`è una sua statua di fronte al Torreon de Cojimar, il ristorante Terrazza era il preferito dal premio Nobel per la letteratura.





























Foto by Maverick

lunedì 2 febbraio 2009

Le mie amiche jineteras


Tutto inizio’ circa un’anno fa sempre a guanabo.
Per l’occasione durante la mia permanenza nell’isola mi venne a trovare un caro amico,in verità non me lo aspettavo sapevo che era in viaggio a cuba anche lui ma mai avrei pensato che si sarebbe fermato qualche giorno a guanabo.
Mi fece molto piacere rivederlo,anche perchè oltre a rivedere un vecchio amico,accolsi l’idea di passare qualche ora in compagnia di una persona che di solito la si incontrava in italia.
La novia tanto come sempre rimaneva in casa a guardare e riguardare film e telenovelas e io cogliendo la palla al balzo facevo una scappatina nella impressionante e ben ricordata disco guanimar.
Fu proprio li che conobbi le mie amiche jineteras,sempre alla caccia di uno straniero,sempre li a sperare in una vita migliore lontano ma molto lontano da quell’isola che noi consideriamo il nostro sogno.
Fu proprio il mio amico che me ne parlò,visto che fu lui a conoscerle personalmente per primo.
A differenza di tante altre, queste due ragazze mi sembravano diverse,tranquille non soffocanti nelle solite richieste,nei loro sorridenti visi splendeva la vita.
Probabilmente come purtroppo tante altre brave persone non hanno tante possibilità di vivere al massimo la propria vita,ma quello che mi ha colpito e sempre mi rimarrà impresso è il loro sorriso e il loro modo sfrenato di vivere la vita,la vita notturna.
Un esempio di vita,claro che quella vita fatta di caccia non è un buon esempio per nessuno ma penso che che sotto sotto qualcosa si possa imparare anche da loro.
Mai dimenticherò quando una di loro mi disse: “questa è la mia vita, sempre alla ricerca di uno straniero che mi porti via da qui il più lontano possibile”
A differenza di tante altre jineteras che ogni possibile immaginabile scusa collaudata ti sparano per raccimulare dinero, loro per la prima volta in tutti questi viaggi mi hanno colpito,le prime ragazze che mi hanno detto quello che avevano in testa senza fare tanti giri inutili.
Per questo le sento mie amiche,tutte le volte è difficile dirgli di no per una notte di fuoco;infatti a novembre non me l’hanno mai chiesto.
Tutte le volte le rivedo con tanto piacere,finchè non le vedo danzare da qualche parte non sono tranquillo,voglio sempre sapere che stiano bene che siano ancora felici,anche se “felici” è una parola grossa.
A novembre ho dovuto attendere qualche giorno per rivederle perché il mix guanabo club e guanimar un po ci disperdeva, a volte non frequentavano la stessa disco o a volte c’era sicuramente chi delle due aveva impegni di forza maggiore,jijijiji.
Quando sono li in disco mi circondano sempre, stanno vicino a me,come per proteggermi dall’assalto di altre chicas,quando ho sete non mi permettono di servirmi da solo,perché al bar sanno che c’è sempre qualcuna che pregunta insistentemente una cerveza y otro.
Ormai è un’ abitudine,tutte le volte che sono a guanabo le penso e loro pensano a me,non saranno li tutti i giorni a chiedersi donde està el yuma bueno ma sono sicuro che aimè un giorno non ci rivedremo più.
Ora sono due chicas giovani (23 e 24 anni) e spero che anche loro si rendano conto che il tempo passa per tutti,e un giorno i turisti non le prenderanno più in considerazione come fanno ora.
Spero per loro che quel giorno sia lontano anni luce e spero per loro che un dì possano esaudire il loro sogno.

Dedicato con tutto il cuore alle mie amiche m e y.

Cosa vi fa tornare in mente questo brano ?

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fotos de Guanabo