domenica 7 dicembre 2008

la jinetera alla fermata 400


Poteva essere una sera come tutte le altre ma non fu così! Avevo passato la serata al guanima con un amico e altre due ragazze che lo accompagnavano,quando decisi che era ora di tornare a casa. Era tardi, ero solo, perchè la novia era dalla famiglia all'avana. La solita camminata di appena un km,passando davanti al banco metropolitano di guanabo,poi davanti al pollo,buttando l'occhio dove si poteva vedere le solite faccie le solite donne che ancora non avevano deciso di terminare la notte. Il solito saluto alla ragazza che faceva avanti indietro tra la cucinita e il pollo,la solita domanda....la novia?,il solito saluto con il solito sorriso. Ancora pochi minuti all'arrivo alla casa partitular,forse l'ultima sigaretta prima di coricarmi,il solito sospiro davanti al parco deserto a quell'ora, ma tanto vivo di giorno. Continuando il mio cammino passai davanti alla fermata dell'autobus nr.400 proprio quello che porta alla capitale. Un piccolo corpicino di una ragazza che seduta accarrezzava un piccolo cagnolino con pochi giorni di vita. Era sola, in attesa,i nostri sguardi si incrociarono per un attimo,il solito sorriso,ancora pochi metri ma..........,qualcosa si mosse nella mia testa. Il mio cammino continuava anche se più lento più pesante,la mia testa disse di tornare indietro ma non mi disse altro, solo questo! Tornai indietro,la salutai gli chiesi se il piccolo cane fosse il suo,mi disse di no e cosi cominciammo a parlare. Era stata nella stessa discoteca ma a quanto pare la serata non era finita come lei voleva. Parlammo,teneva in mano il carnè me lo fece vedere, i suoi 24 anni non li dimostrava, mi disse che era in attesa dell'autobus per tornare all'avana. Finalmente sembrava che il suo viso cambiasse,come se diventasse più luminoso più felice. Non so cosa mi prese ma mi colpì molto la sua tristezza,che le chiesi di fare due chiacchere. Non avevo voglia di tornare e di chiudere così in fretta la serata,le chiesi di restare,lei accettò,gli chiesi quanto costava il taxi per tornare a casa,mi rispose e sorrise. Notai nel suo sorriso che aveva un dentino placato oro,forse avevo captato in lei una serata di sconfitta era triste e cosi avendo in tasca qualche cuc gli allungai due banconote da 10cuc.Non ci credeva forse avrà pensato questo è scemo,da parte mia sentivo questo e l'ho fatto. Poi ci mettemmo a sedere nella panchina della fermata credendo di essere soli ma tutto durò pochi minuti,qualcuno invase la nostra atmosfera,altra gente doveva tornare,non eravamo più soli e allora la salutai,di scatto continuai il mio cammino,mi girai due volte e la seconda volta alzò il suo braccio e mi salutò,io feci lo stesso.

Scritto da gugumarino (RAOUL)

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