sabato 7 febbraio 2009

Una comida humilde


Un sera il buon Raoul (gugumarino) decise che la cena l’avremmo cucinata noi.
Fù una posizione imperativa che a me piacque tantissimo e ci dava modo di passare in modo naturale il pomeriggio senza lasciarsi andare alle solite scorrerie tra il “pollo e la cucinita”…a collezionare lattine di Cristal e Bucanero…vuoti.
Avevamo le donne in casa e da Alamar ci raggiunse anche Antonio e la sua signora. Per l’occasione facemmo una capatina al mercato di Guanabo e subito Raoul fù attirato da una grossa ed invitante coscia di maiale.
Raoul è un uomo di difficile caratteristica…può essere attirato da una bellissima e lusinghiera mulata e perderci la testa ma di fronte ad un piatto non si creano dubbi…prima il piatto, poi!!!!si vedrà.
Quindi decidemmo di acquistare il succulento cosciotto per fare una sorta di spezzatino.
Spezzatino?!!!! ai caraibi!? Mah!?
Quindi caricato il prezioso cosciotto in spalla, inforchiamo le bici e ci dirigemmo a casa per elaborare una sorta di cena da baita.
I temporali c’erano…con l’immaginario potevamo anche sentir cadere la neve.
Ci facemmo prestare un coltello da Teresa, la padrona di casa, ed iniziamo la spolpatura del cosciotto. Il coltello non risultò di buon taglio…se fossimo andati al rio guanabo con quel coltello non avremmo tagliato nemmeno l’acqua.
Tagliammo una buona quantità di carne per la serata e qualche fettina da mettere nel frigo di Raoul per il giorno seguente…o per gli impulsi notturni.
Poiché il pezzo era tutt’intero mi adoperai per togliere prima la cotica e poi selezionare i pezzi da usare per lo spezzatino.
Mentre ero intento a tagliare la carne, Raoul mi bloccò e mi disse: “Ma che ci facciamo noi con tutta questa carne? Basta così, il rimanente portiamolo a Campo.”
Misi la cotica ed il rimanente del cosciotto in un sacchetto di plastica e feci come dettomi da Raoul.
Passammo una serata in ottima compagnia, degustammo l’ottimo spezzatino (per noi, e un pò meno per le cubane le quali avrebbero voluto un’aggiunta di riso) e poi ognuno di noi si diresse presso la propria casa.
Il giorno dopo, da Campo mi recai a Guanabo per passare una mezza giornata con l’amico Raoul e verso mezzogiorno lo lasciai per rientrare a casa. Ero affamato causa la pedalata in bici e nella casa aleggiava un buon profumo di mangiare. Al posto dello stomaco avevo la PFM in concerto e quando Yanè mi chiese se volevo il solito panino o, se preferivo, mi avrebbe dato un piatto cucinato dalla sua abuela.
Forte delle mie convinzioni olfattive senza remora alcuna scelsi la seconda opzione; piatto della abuela.
Yanè mi presento un piatto povero composto da riso, platanito e carne sfilacciata. Mi spiegò che la nonna aveva fatto bollire il riso nell’estratto di brodo delle ossa, aveva poi sfilacciato la carne e l’aveva condita con aromi vari.
Bene, quel piatto semplice e tipicamente povero lo ricordo ancora oggi per la sua bontà e squisitezza ed ancora ricordo l’espressione di Yanè che mi guardava mangiare quel piatto con gradevole soddisfazione.
Mi scuso sin da ora con i lettori se il contenuto della foto può apparire ripugnante…ma non fattevi ingannare dalle apparenze.

Campo Florido Novembre 2008

2 commenti:

gugumarino ha detto...

mai in tutta la mia vita dimenticherò il pezzo di strada che facemmo a guanabo in bicicletta con il cosciotto che avevi nello zaino dietro la schiena.scappava fuori la zampa del cosciotto e si muoveva a destra e sinistra,che ricordi quanto mi sono divertito quel giorno mave jek lo spartatore!!!!

Anonimo ha detto...

Mav ho avuto l'occasione di apprezzare la tua comida e devo riconoscere che come cocinero te le cavi abbastanza bene.

Pedro