Translate

martedì 9 dicembre 2008




Cojimar

Cojimar è un quartiere de L’Habana situato a 15 Km dalla capitale, sulla strada che conduce a Playa de L’Est. E’ un luogo che ricorda i nostri posti di mare, ma non ha niente a che vedere con Rimini, piuttosto con un paesino di pescatori, non contaminato dal turismo. Anche se qui spesso arrivano bus che scaricano i visitatori davanti a La Teraza, il celebre locale, famoso perché frequentato da Ernest Hemingway, pure se ai suoi tempi era una bettola dove si ritrovavano i marinai. Tra questi Gregorio Fuentes, originario delle Canarie, arrivò a Cuba giovanissimo. Fino alla sua morte, avvenuta alcuni anni fa, è stata la memoria storica della presenza del grande scrittore su L’Isla. Infatti per anni è stato il comandante dello yacht Pilar che l’autore americano teneva ormeggiato nel piccolo molo di Coijmar. Dalle sue avventure in mare Hemingway trasse la trama per uno dei suoi libri più noti “Il vecchio e il mare” da cui è stato tratto il film omonimo interpretato da Spencer Tracy e ambientato a Cojimar.
In tempi più recenti anche un altro film è stato girato nello stesso luogo, il titolo è Facciamo Fiesta e gli attori principali sono Gianmarco Tognazzi; Alessandro Gassman; Lorena Forteza. E’ facile capire che molte scene sono state realizzzate nel piccolo villaggio in quanto la telecamera va ad inquadrare il busto che riproduce lo scrittore fatto realizzare dai marinai in segno di stima fondendo le eliche delle loro barche. L’opera si trova su una piccola piazza di fronte al torreon, un piccolo fortino che un tempo serviva per difendersi dagli attacchi dei pirati, mentre oggi funge da sede della guardia costiera.
Non lontano da Cojimar c’è un grande complesso sportivo con annesso lo stadio Panamericano e l’hotel al cui interno si trovano la piscina e la discoteca
.

Dall'altra parte un ponticello lo collega ad Alamar.


(testo pedro68, foto maverick 41)

domenica 7 dicembre 2008

LIQUIRIZIA



Appena sceso dall’aereo mi ritrovo avvolto nella stessa atmosfera e anche se tutto sembra uguale a come l’ho lasciato un anno e mezzo prima, alla CADECA, dove vado a cambiare i soldi, ricevo la prima sorpresa, un euro vale poco più di un peso. Prima di lasciare l’aereoporto Jose Marti mi devo incontrare con la novia di un amico per consegnarle un pacchetto, ma avendola vista solo in fotografia non riesco a distinguere il suo viso tra le tante facce colorate accalcate oltre la balaustra. Quindi non potendo aspettare ancora decido di rinviare la consegna a un altro momento, iniziando a pensare a come poter raggiungere Guanabo il prima possibile. Non devo aspettare molto in quanto un taxista regular prontamente mi si avvicina per farmi la sua offerta precisando che a Cuba è di passaggio Paloma, l’ennesimo ciclone di questo, meteorologicamente parlando, travagliato autunno tropicale e nelle località dove sono diretto sta lluviando da un pezzo. All’inizio stento a credergli in quanto a Boyeros il tempo è buono e penso che sia una scusa per spillarmi più di quaranta pesos, poiché cerca di convicermi che anche se di norma questo è il costo, con le strade bagnate diventa più pericoloso raggiungere le zone ad est de L’Avana e di conseguenza sarebbe giusto pretendere qualcosa in più, ma considerato che io sono arrivato con l’ultimo volo per non restare senza clienti si accontenta di farmi pagare il solito prezzo. Durante il trasferimento mi accorgo che la pioggia si fa sempre più fitta e mio malgrado devo dare ragione al taxista. Per fortuna il percorsoo non è tanto lungo e, scorgendo da lontano il grande Raoul sulla porta di casa capisco di essere arrivato. L’accoglienza è ottima, Maverick ha preparato degli squisiti spaghetti con la langosta, purtroppo però diversamente dalle altre volte devo rinunciare all’idea di festeggiare il ritorno alla mia maniera, perché la pioggia continua a cadere per tutta la notte. Quindi dopo aver sorseggiato, in compagnia di Alberto, un buon rum opto per il riposo. Il mattino seguente l’ acquisto di un ombrello, oggetto del quale in precedenza ai Caraibi non avevo mai sentito la necessità, mi da la possibilità di muovermi anche se a tratti continua a piovere. Normalmente Guanabo è un posto abbastanza tranquillo ma adesso a causa della pioggia le strade sono quasi deserte. Dallo scenario che ho sotto gli occhi posso dedurre di non avere molta scelta in quanto la situazione che mi si presenta non sembra favorire il contatto umano e di conseguenza abbordare una chica diventa un problema. Da questo punto di vista riscontro molte differenze con le province orientali dove sono stato qualche anno fa, infatti qui le fanciulle mi sorridevano e mi lanciavano segni inequivocabili. Però alla calma piatta nelle ore di luce, si contrappone la farandula che c’è tutte le notti. Le discoteche si riempiono di giovani, la maggioranza di sesso femminile, ci sarebbe l’imbarazzo della scelta se molte non avessero denti d’oro e io quelle così le scanso, come cerco di evitare quelle che spudoratamente vogliono solo spillare soldi agli stranieri. Così mentre Alberto ritorna al campo dalla sua famiglia guaira, io, dopo aver atteso tanto, posso finalmente rivivere la noche cubana, contando su Raoul, il quale si offre di farmi da cicerone accompagnandomi in una discoteca chiamata L'Eldorado, in quanto a causa del maltempo quelle da lui solitamente frequentate, sono chiuse. Finiamo,così, in un posto infernale, pieno di gente tutta ammassata all'interno di un piccolo locale adibito a dancing. Il reggatone sparato a palla e un buio assoluto, ci costringono ad optare per il corridoio esterno meno rumoroso e più illuminato. Sicuramente non essendo abituato a locali del genere preferirei una situazione più tranquilla. Non essendoci sedie sono obbligato anche a restare in piedi e involontariamente mi vado a piazzare davanti a una ragazza, ma il mio amico osservandovi dall’alto della sua mole, subito mi riprende dicendomi Pedro stai dando le spalle alla senorita. Io accortomi della gaffe mi sposto su un lato e le chiedo scusa. Senza dare nell’occhio inizio a guardare la chica cercando di capire a quale categoria appartenga. Dal suo modo distaccato e dal suo abbigliamento: pantaloni neri che coprono un paio di stivaletti e camicetta dello stesso colore, mi rendo conto che non deve essere una jinetera. Così provo a rivolgerle qualche parola, lei mi dice di chiamarsi come una canzone di Roberto Carlos che piace molto a sua madre, ma in questa sede, per il motivo che scoprirete leggendo, non posso riferirne il nome. Mi mangio la foglia quando mi parla di un imminente viaggio in Italia, e mi viene spontaneo chiederle se tiene un novio, ma lei cerca di farmi credere che l’invito glielo sta facendo una cugina. Mi accompagna al bar e comincia a dimostrare un atteggiamento più amichevole nei miei confronti prendendomi il braccio nel tentativo di attirarmi verso la pista. Però quella calca non si addice al progetto che si sta delineando nella mia testa e le dico che sarebbe meglio andare fuori. In un angolo appartato ci sediamo a bere le nostre bibite. Scherzo sul fatto che quando arriverà in pieno inverno in Italia, a causa del suo color liquirizia, che contrasta con il bianco della neve, non passerà inosservata, ma lei pensando che la stia prendendo in giro mi ribatte que gracioso. La nostra conversazione va avanti finchè dura la musica, e ognuno di noi cerca di tirare fuori dal suo vocabolario striminzito qualche parola nella lingua che non gli appartiene per farsi capire, ma nel momento in cui spengono l’amplificatore sono costretto a trovare una conclusione perché la tipa mi va a genio. Purtroppo, però vedendo che non è una bandolera qualunque faccio fatica a dichiarare le mie intenzion. Per fortuna un’ amica rompe ogni indugio dicendole che se vuole può venire con me, mentre lei e gli altri con i quali è venuta faranno ritorno ad Alamar. Ci incamminiao verso casa e al volo fermo un carro con a bordo un paio ragazzi che mi chiedono se ho bisogno di un taxi. Entrati nella stanza , considerato che non ci sono sedie, ci accomodiamo sul letto. Sapendo come funzionano le cose a Cuba e considerato che lei ancora non mi ha detto niente penso di anticiparla esclamando che so come devo comportarmi e siccome lei mi piace, ho voglia di farci del sesso, in cambio, naturalmente, di un “regalito”. Non finisco neppure la frase che lei mi lancia un’occhiata severa dicendomi che non intende chiedermi niente perchè la sua famiglia sta bene. Mi fa anche partecipe di avere un fidanzato italiano di cui è innamorata. Quindi all’inizio non riesco a spiegarmi perché vuole stare con me, più tardi o qualche giorno dopo, non ricordo bene, mi dirà: quiero estar con tigo porque no tieni nada. Io le parlo delle mie esperienze, lei mi racconta la sua vita, tirando fuori i ricordi legati alle visite del suo pretendente e aggiungendo che per venire in Italia dovrà abbandonare gli studi e il suo lavoro di insegnate delle primarie. Non so se vuole lusingarmi, comunque mi fa piacere sentire che è la prima volta che tradisce il fidanzato e non la fa certo per denaro, ma in quanto sente il bisogno di stare vicino ad un uomo essendo passato tanto tempo dall’ultima volta che il suo ragazzo è stato a Cuba. Quindi si è spoglia, il suo fisico magro e agile dimostrano una certa cura verso il corpo, non a caso è studentessa di cultura fisica. Mi accorgo che ha un disegno su un fianco, e quando le chiedo cosa rappresenta mi risponde che l’idea di farsi tatuare il corpo non l’ha mai entusiasmata ma se l’è fatto per accontentare una zia; scoppio a ridere quando con parole sue cerca di raccontarmi l’episodio: tanto durò sta cantilena… (riferendosi all’insistenza della zia). Per farla sentire a suo agio, continuo a giocarci e comincio ad accarezzarla. Anche se, prefigurando l’amplesso, avverto un po’ d’ ansia perché non immagino la riuscita del coito. Pertanto mi impegno per non deluderla e affinché non rimpianga la decisione di tradire con me il novio. Per fortuna, nonostante un po’ di trepidazione iniziale, tutto fila liscio. Dopo aver fatto l’amore ci abbracciamo e dormiamo stretti come se fossimo amanti di lunga data. Mi sia concesso di esprimere un parere in quanto ritengo che queste sono le avventure che, almeno a me, lasciano il segno e non conta né la durata, né il numero dei rapporti che ciascuno può avere, perchè l’emozioni che ci danno queste situazioni non le scambierei con le cento scopate alla portata di tutti. Poi tralascio la descrizione dei momenti intimi in quanto finirei soltanto per essere volgare e non riuscirei a riferire le sensazioni che mi ha regalato questa ragazza e neppure quelle che io sono riuscito a dare a lei, sentendo il suo corpo vibrare sotto il mio. Il giorno dopo andiamo a pranzo al ristorante Santiago, ma lei si dimostra preoccupata per suo padre che la sta aspettando e al quale non ha detto che sarebbe rimasta fuori la notte, quindi desidera andare da lui promettendomi di tornare la sera stessa. Le vorrei regalare qualche pesos per il carro, ma si oppone con cortesia dicendomi: tengo dinero. Restiamo insieme una settimana, lei esce in tarda mattinata dicendo di andare da qualche suo parente o a scuola e torna alla solita ora per, come dice Alberto, curare i sogni di uno stanco bandolero. Io mi sto abituando alla sua compagnia, e l’ aspetto a casa, dopo essere andato in giro tutto il giorno con i miei amici. Prima di andare a dormire ceniamo fuori e quasi sempre finiamo la serata in discoteca, se c’è Raoul, ci facciamo un sacco di risate perché quando il dj Abelito passa la canzone del più famoso gruppo di reggatone che dice Tu sape chi è Gente de zona , lui muove la testa in segno di assenso dicendo sape, sape. Pedrita, come la chiama Gugumarino, è una ragazza scura come l’ ebano, ma con i lineamenti delicati rispetto a quelli di tante persone di colore, veste con stile, sebbene il suo guardaroba sia composto da abiti semplici e mai volgari, ed è anche una persona intelligente come ha dimostrato quella volta che ci ha fermato la patrulla, e lei non si è scomposta affatto. Dopo mi ha spiegato che un tempo era studentessa presso il dipartimento di criminologia e la sua carriera sarebbe dovuta essere in polizia se non avesse trovato ripugnante la vista dei cadaveri. In ogni modo gli agenti hanno creduto alla ragazza quando lei gli di ha detto di avere ancora buoni rapporti con gli alti gradi della polizia e l’hanno lasciata andare. Comincio a sentire dell’affetto per questa persona, e credo che anche lei inizi a provare qualcosa per me, ma sono consapevole che oltre alla distanza, siamo separati da una terza persona alla quale lei è legata sentimentalmente. Per questo cerco di riflettere e di non perdere la testa. Mi dispiace per il finale e se potessi sceglierei un altro epilogo, ma siccome le cose si sono svolte diversamente devo riportarle senza allontanarmi dalla realtà. Una mattina vuole che vada con lei a L’Havana, ma sono rimasto d’accordo con Alberto che ci sarei andato il giorno dopo con lui , soprattutto perché ancora non ho provato la sensazione che si prova viaggiando in aguagua, mentre il mio amico è abituato a muoversi con i mezzi pubblici. Quindi penso tra me e me che non avendo ricevuto una risposta da parte della ragazza che ho ospitato in Italia lo scorso anno e alla quale ho inviato un messaggio per farle una sorpresa e dirle che mi farebbe piacere rivederla, non ho nessun motivo per anticipare un giro nella capitale. Pertanto posso spendere il mio tempo a cazzeggiare, ma un detto antico dice che il destino qualche volta ci mette la coda, e questa è una di quelle. Infatti sul cellulare mi compare un sms nel quale la mia vecchia fiamma scrive che desidera vedermi. A questo punto mi invento una scusa dicendo alla negrita che sono costretto lo stesso ad andare a L’Habana per incontrarmi con un amico e purtroppo dovrò andarci da solo. Lei ci resta molto male e quindi sono costretto a dirle tutta la verità, d’altronde avendole già parlato dell’altra non penso di ferirla, ma ciò non fa che aggravare la situazione. In questo istante arriva Alberto, il quale vedendo che c’è in giro un po’ di agitazione pensa subito di togliere il disturbo, ma nella condizione nella quale mi trovo sento il bisogno del conforto di un amico e gli dico che è meglio se resta. Intanto la chica sta rimettendo le sue cose nella borsa e per prendere l’uscita. Niente può farle cambiare idea. Prima di allontanarsi, con le lacrime agli occhi, mi dice che ci rivedremo e anche a Maverick che si offre di accompagnarla fino alla strada principale dove prende un taxi per cubani, promette che alle due del giorno dopo starà davanti al Capitolio. Io nel pomeriggio vado in autobus a L’Avana per salutare Dania, e anche se prima di vederla pensavo che il nostro rapporto si fosse raffreddato, quando i nostri sguardi si incrociano sento che tra noi ci può essere ancora un po’ di intimità e la invito a venire con me a Guanabo. Dividerò con lei i pochi giorni che mi separano dalla fine delle vacanze. L’indomani torno a L’Avana e approfittando del fatto che posso restare da solo qualche ora mi siedo sulla scalinata del Capitolio, ma lei non viene. Forse non la rivedrò più, e mi è difficile cercarla non avendo l’ indirizzo e il numero del telefonino. Quando glielo ho chiesto ha sempre rimandato, forse per paura che una mia improvvisata potrebbe causarle problemi con il fidanzato. Chissà se un giorno avendo lei i miei recapiti, mi farà avere sue notizie.

Adios mi dulce amiga, te deseo lo mejor, cuidate siempre.
Pedro .
(XII,08 Pedro68)

la jinetera alla fermata 400


Poteva essere una sera come tutte le altre ma non fu così! Avevo passato la serata al guanima con un amico e altre due ragazze che lo accompagnavano,quando decisi che era ora di tornare a casa. Era tardi, ero solo, perchè la novia era dalla famiglia all'avana. La solita camminata di appena un km,passando davanti al banco metropolitano di guanabo,poi davanti al pollo,buttando l'occhio dove si poteva vedere le solite faccie le solite donne che ancora non avevano deciso di terminare la notte. Il solito saluto alla ragazza che faceva avanti indietro tra la cucinita e il pollo,la solita domanda....la novia?,il solito saluto con il solito sorriso. Ancora pochi minuti all'arrivo alla casa partitular,forse l'ultima sigaretta prima di coricarmi,il solito sospiro davanti al parco deserto a quell'ora, ma tanto vivo di giorno. Continuando il mio cammino passai davanti alla fermata dell'autobus nr.400 proprio quello che porta alla capitale. Un piccolo corpicino di una ragazza che seduta accarrezzava un piccolo cagnolino con pochi giorni di vita. Era sola, in attesa,i nostri sguardi si incrociarono per un attimo,il solito sorriso,ancora pochi metri ma..........,qualcosa si mosse nella mia testa. Il mio cammino continuava anche se più lento più pesante,la mia testa disse di tornare indietro ma non mi disse altro, solo questo! Tornai indietro,la salutai gli chiesi se il piccolo cane fosse il suo,mi disse di no e cosi cominciammo a parlare. Era stata nella stessa discoteca ma a quanto pare la serata non era finita come lei voleva. Parlammo,teneva in mano il carnè me lo fece vedere, i suoi 24 anni non li dimostrava, mi disse che era in attesa dell'autobus per tornare all'avana. Finalmente sembrava che il suo viso cambiasse,come se diventasse più luminoso più felice. Non so cosa mi prese ma mi colpì molto la sua tristezza,che le chiesi di fare due chiacchere. Non avevo voglia di tornare e di chiudere così in fretta la serata,le chiesi di restare,lei accettò,gli chiesi quanto costava il taxi per tornare a casa,mi rispose e sorrise. Notai nel suo sorriso che aveva un dentino placato oro,forse avevo captato in lei una serata di sconfitta era triste e cosi avendo in tasca qualche cuc gli allungai due banconote da 10cuc.Non ci credeva forse avrà pensato questo è scemo,da parte mia sentivo questo e l'ho fatto. Poi ci mettemmo a sedere nella panchina della fermata credendo di essere soli ma tutto durò pochi minuti,qualcuno invase la nostra atmosfera,altra gente doveva tornare,non eravamo più soli e allora la salutai,di scatto continuai il mio cammino,mi girai due volte e la seconda volta alzò il suo braccio e mi salutò,io feci lo stesso.

Scritto da gugumarino (RAOUL)

sabato 6 dicembre 2008

La lacrima



Dal giorno prima la ragazza manifestava senso di malessere, occhi arrosati, coccolona e dolce nei movimenti e nelle discussioni. Il 24 di gennaio era arrivato...ultima mattinata insieme, ultimi baci, ultimi abbracci ultimo ardere. Sono a casa degli amici che aspetto il taxi...non sono di pietra e quindi percepivo il mio malessere...il suo malessere. Ma la vita mi ha portato alla soglia dei 42 anni con gioie e dolori....la gioventù, la spensieratezza, l'amore, la felicità, la morte ed il dolore...cicatrici di una vita standard, e quindi OBBLIGO tenersi tutto dentro. Si parte per il Josè Martì, Yanet è una maschera di pianto ma io continuo a sorridere come un bimbo prossimo alla vacanza.....tutto dentro. Tony è nel taxi sul sedile di dietro, Tony è un uomo duro e tale lo considero, cuba la frequenta da ormai 10 anni. Cazzeggio con il taxisti in merito alle bize del tempo nel mese di febbraio. Ci immettiamo nella via Blanca, direzione La Habana e nel mentre mi ricordo di chiedere a Tony se aveva con se i biglietti dell'aereo...Mi giro è vedo il mio amico che gli scendeva una lacrima solcandogli la guancia sx. Sino al Josè Martì non mi sono più girato indietro. Cuba prima o poi ti scalda il cuore....o come volgarmente soleva dire un'altro mio amico: Cuba ti fotte con il cuore.

Il cambiamento.

...“Quella lacrima non si è arrestata, non è bastato un semplice fazzoletto per fermarla. Quella lacrima ha avuto il suo corso ed è andata diritta al cuore,,... Come un masso spigoloso che dalla montagna scende a valle nelle ripide del fiume e man mano che scende si trasforma, si leviga, si addolcisce ed attenua le sue spigolature...e continua la sua incessante discesa, spinta da una forza non conosciuta prima, calda, avvolgente e piacevolmente inebriante. Tony questa forza l’avrà riconosciuta negli occhi di molte persone a lui care: Famigliari; Amici; Semplici conoscenti. E’ una forza a qui non è semplice sottrarsi. Ma lui a 44 anni pensava di esserne immune....forse pensava che l’amore gli girasse attorno e lui, forse, aveva una sorta di immunità…a lui non l’avrebbe toccato. Chissà! lui l’amore non lo voleva e l’amore invece cercava lui. Tony si accontentava di poco; due sane risate in compagnia, qualche birra con gli amici, qualche ballerina per far esultare il corpo in quelle notti magiche e solitarie…sempre però scindendo coinvolgimenti passionali. Tony era uno dei tanti “dalla notte corta”...alle sei della mattina le fanciulle dovevano lasciar libera la casa e la sua mente. Nella sua mente rimanevano solamente l’ecco di timidi passi mossi all’alba ed un cancello che si chiudeva..... Tony allegoricamente così chiudeva il suo cuore. Ma a Gennaio 2007 Tony non aveva fatto i conti con la casualità. E la casualità a volte è portatrice di sorprese e di cambiamenti. Eravamo arrivati a Guanabo in un caldo pomeriggio del 27 gennaio 2007. Dal taxista ci facemmo portare in casa di amici per i dovuti saluti. Soliti saluti; Solite conversazioni; Stessa gente...ma sull’uscio di casa fece capolino una giovane ragazza...una semplice estranea. Una ragazza qualunque, una di quelle che si può incontrare in una qualsiasi famiglia cubana. Ieri, 19 Febbraio 2008 alle 2.00 PM ora cubana, quella ragazza qualunque si è sposata con Tony è sarà la mamma della creatura che hanno concepito e che fra qualche mese metterà al mondo.

L’epilogo

Chiudo questo racconto che ebbe inizio circa 18 mesi fa. Ebbe inizio da una piccola sfumatura del viso del mio amico Antonio...una piccola traccia che ho seguito e confidenzialmente ne ho dato il mio personale svolgimento. Quel giorno di Dicembre, nell’auto che ci riportava al Josè Martì, ad Antonio vidi manifestarsi nel suo viso una semplice lacrima; una lacrima, come ho già detto, che ha scavato, germogliato e dato i suoi frutti migliori...una creatura di 8 libre che è venuta al mondo la notte passata. Ora chiudo questo racconto con due righe dedicate a questa nuova famiglia...la chiudo con delicatezza come farebbe un amico che ricevendo nella propria casa un amico di vecchia data si mettono ad riesumare vecchi ricordi di tempi passati e, nella stanza, chiudono dolcemente la porta per creare la dovuta intimità tra lui e la chiassosa famiglia. La chiudo brindando alla loro salute con una bottiglia del mio rum preferito.
Salute a te amico caro……

Poesia por la niña

Un cane abbaia svogliatamente alla notte scura...
Le onde del mare si infrangono contro la scogliera scandendo i minuti come un orologio a pendolo.
Una pigra brezza si alza e fa cantare una ninna nanna tra le foglie di una palma real...
Una donna immagina le fiamme dell’inferno e le acque del paradiso.
Un’uomo seduto su una panchina ha il capo chino…mille pensieri si intrecciano nella sua mente, mille volte intreccia le dita delle sue mani e mille petali di rosa cingono il suo cuore...
Un lamento sferza la notte, il pianto di chi viene al mondo...
Una coperta di stelle avvolge il cielo de La Habana...
Ma una stella a ponente brilla di luce nuova, più viva…quella stella sei tu.
Benvenuta al mondo Sandra.
Omaggio al mio amico di sempre , Antonio...da Alberto (Maverick).






venerdì 5 dicembre 2008

piacere nostro...



Ci presentiamo.
Alla destra l'omone grande, grande sul serio oltre 2 metri di altezza, gugumarino.
Centrale, il vero orso marsicano Pedro 68.
Ed infine io,Maverick.41.
Ciao a tutti.

Galas de Cuba




Cuba mi suelo querido
Que desde niño adorè,
Siempre por ti suspirè
De dulce afecto rendido.
Por ti en alma he sentido
Gratisima ispiraciòn,
Disfruta mi corazzò
Por ti dulcìsimo encanto,
Y hoy te bendigo y te canto
De mi ruda lira al son.

Cuba, delicioso edèn
Persuado por tus flores,
“Quien no ha visto tus primores,
Ni vio luz, ni gozò bien”.
Con dulcìsimo vaivèn
Besan tus playas los mares
Gime el viento dulcemente,
Y adornan tu regia frente
Blancos lirios y azahares.
Los niperos que florecen
En la vegas de tu rios,
Forman dulces murmurìos
Si al son del viento se mecen:
Te adornan y te embellecen
Montes y Cañaverales,
Susurran tus caimitales,
Te cantan los ruiseñores
Y arrulladas son tus flores
Por las brisas tropicales.
Dichoso el que admira en ti
Tus praderan florecientes,
Tus ceibas y tus torrentes
Y tu cielo azul turquì.
Tù eres siempre la que a mi
Me ispira “cantos cubanos”,
La patria de mis hermanos,
Del Nuevo Mundo una estrella,
Y en fin “ la tierra màs bella
Que vieron ojos humanos”.

Juan Cristòbal Nàpoles Fajardo
(El Cucalambè)


giovedì 4 dicembre 2008


muchachas por la playa...



tramonti...





Le sedie incatenate




Le sedie incatenate
Isabel sta seduta fronte alla strada principale di Las Minas ed osserva distrattamente la gente passare. E’ giornata calda di metà Febbraio, il sole punge e rende quella piccola pausa solitaria straordinariamente appagante. Isabel apre una finestra sul passato; Suo padre balsero nel 1994, sua mamma che non ha mai perso la speranza che il marito ritornasse dalla “lontanissima” Miami, gli amici ed i parenti sparsi per il mondo….gente in fuga da se stessi e da tutto ciò che è “radice”. Ed ora Oreste….. Isabel si è alzata presto. A preparato il caffe al suo compagno e poi si è dedicata ai lavori di casa: Accudire le galline nel piccolo pollaio, preparare il mangiare dei due cani, lavadora e piccole pulizie della casa. Ma il suo tempo maggiore lo ha dedicato al suo giardino, Isabel ha delle rose che tutti invidiano a Las Minasa….i suoi vicini, una coppia di gay venuti ad abitare dalla vicina Habana, gli chiedono consigli sulla coltivazione dei fiori e su gli innesti di queste profumatissime rose. Isabel continua a dondolarsi in quella sedia a dondolo ed accenna un saluto al suo vicino… Ciao Isabel! Come va? Ti vedo pensierosa e triste, dove è finito il tuo sorriso? Il mio sorriso e andato a Guanabacoa. Oreste si è alzato presto, si è fatto la barba, a consumato una fugace colazione, preso il caffè preparato dalla sua compagna e si e diretto a Guanabacoa….destino…Ufficio dell’immigrazione per l’intervista. Oreste, ha il desiderio di uscire da Cuba…di fuggire da una realtà che lo stritola e lo rende infelice….vuole uscire, qualsiasi direzione va benissimo, non importa…basta uscire da questo paese. Oreste è in contatto via internet con una Russa…Olga; Di lei non sa nulla, non conosce il suo viso, non sa la sua storia…poco gli importa….Olga è un mezzo ed i mezzi hanno materialità…non vita propria. All’immigrazione Oreste è nervoso, del suo “Campo” sono in tre, lui e due ragazze. L’uomo dell’immigrazione non è un novellino, ha vagliato decine di interviste…ed i tre ragazzi sono nervosi. Dove hai conosciuto la Russa? Vi scrivete regolarmente? Posso vedere un’e-mail? Eccola è di 2 mesi fa. Una parte del labbro inferiore dell’uomo si inclina sulla destra…spunta un sorriso beffardo, ma non inquisitorio… Decine di interviste…stessi figli di una patria in calore, stesse facce, stesse speranze, stessi sogni. Una vita migliore. Isabel continua a dondolarsi pensierosa…. il suo cuore piange di allegria e ride di tristezza. Osserva le due sedie a dondolo, sono incatenate per paura che i ladri le portino via durante la notte…quelle due sedie sono i loro destini Quell’uomo vive oramai con lei da 12 anni….è la sua vita, la sua sostanza, la sua alba….ma ora, non il suo tramonto. Oreste cerca un altro destino…e lei non è più sicura che possa farne parte. Osserva le due sedie a dondolo…quelle due sedie evocano i loro destini…forse un ladro durante la notte ne ruberà una….ma l’altra, speranzosa penserà: “spero che ce la faccia, e spero che là….oltre l’oceano, si riccordi di me“.
LASCIARE CUBA

Una mattina del luglio scorso Oreste ha raccolto le speranze che fortemente aveva seminato nel suo animo.
Una mattina di luglio, mentre la moglie era a La Habana, è partito di gran fretta senza neanche salutarla.
Sono venuti a prenderlo di buon ora per accompagnarlo all’aeroporto….finalmente ce l’aveva fatta.
Volo per la Giamaica….fuga dall’aeroporto e l’inizio dell’odissea per la libertà.
Un gruppo di venti persone, tra cui una donna incinta, hanno risalito le piccole isole dei caraibi sino a portarsi alle Isole Vergini Statunitensi e lì chiedere asilo politico.
Non è stato facilmente…venti persone che convivevano con la paura e la speranza nel medesimo tempo e nel medesimo luogo.
Lui, Oreste, Ha raggiunto Chicago e li ha avuto inizio la sua nuova vita.
Ora vive in Miami, nella folta comunità Cubana, tra la sua gente…ma dalla sua voce, dai suoi sms e dalle sue e-mail traspare quella malinconia che si manifesta quando il prezzo da pagare è stato molto alto.
La sua sposa;
La famiglia;
La sua mamma;
I suoi amici;
Ed infine la sua Cuba che rivedrà chissà quando.
Oreste ora è una persona malinconica, sicuramente avrà un suo futuro ed intraprenderà il suo dovuto cammino, che ora scrive “La soledad non es cosa facil”.
Quando gli eventi si stravolgono ed, come sempre ho detto, i “graffiti umani” cozzano con cultura, costumi e situazioni non proprie, la mente umana, pur stando vicino alle persone ed in mezzo alle persone, ricerca quella giusta solitudine che fa riemergere le cose perdute.

ABBRACCIARE LA SPOSA

Quest’anno cuba mi ha regalato molte emozioni…molte di più degli altri viaggi.
Il periodo non era dei migliori, il tempo, la scarsità di generi, l’ingessatura di un paese che non progredisce e non vuole progredire.
Ma tuttavia mi ha regalato emozioni umane che a lungo rimarranno nella mia mente, nella mia memoria, forse, dico forse, alcune emozioni rimarranno indelebili per quello che mi rimarrà da vivere.
Tra queste emozioni vi è quella di aver visto Yanexi raggiungere Oreste a Maiami.
Yanexi mi disse un giorno: “ spero che là….oltre l’oceano, Oreste si ricordi di me”…
Oreste si era ricordato della sua sposa oltre l’oceano…
La vidi a Novembre ultimo scorso, aveva una luce nuova negli occhi. Stava aspettando la chiamata per recarsi ad oriente, luogo che avrebbe segnato il suo nuovo destino, per la traversata verso la libertà.
La sua famiglia sentii Yanexi tre giorni dopo l’arrivo a Miami….era felice e ce l’aveva fatta…aveva raggiunto Oreste in terra e nel cuore, segno che le catene con cui erano legati, lei e Oreste, avevano un sapore ed una resistenza antica.

Note: Chiudo questo racconto iniziato un’anno e mezzo fa con il titolo “Le sedie incatenate”…non pensavo avrebbe avuto un seguito, una storia, un risultato.
Il risultato finale è che due persone che per lungo tempo si sono “sperate” il tempo e la fortuna li ha ripagate.
Per semplice casualità nella foto postata vi sono 3 sedie….è una casualità, ma nell’intimo mi auguro che anche quella terza sedia raggiunga sua mamma oltre la barriera.
Che il tempo vi sia lieto Oreste e Yanexi…e che un giorno non molto lontano possiate abbracciare Maichel.

L'uomo che regalava fiori e sorrisi



L’uomo che regalava fiori e sorrisi Lo vedevo spesso andare avanti e indietro nella via di fronte al parque Guanabo. L’uomo indossava un paio di jeans, una maglietta lisa di colore verde oliva e calzava un paio di sandali i quali avevano vissuto tempi migliori Era un uomo alto e robusto, ma quando ti guardava sfoggiava un sorriso da bambino mai cresciuto Lo si incontrava spesso ma era uno dei tanti Un pomeriggio ero seduto in un bar della via principale in compagnia della mia amica Yanè e di un’altra copia…era un pomeriggio afoso e l’aria era di piombo Sorseggiavamo le nostre birre e nel mentre arriva lui Stessi jeans Stessa maglietta Stessi sandali Stesso sorriso da ebete Si avvicinò alle ragazze e donò a ciascuna di loro un fiore Nessun complimento Nessuna parola...solo un perenne sorriso stampato in quel viso da bambino mai cresciuto Le ragazze accettarono quel dono e rivolsero all’uomo un inusuale “gracias” Era un pomeriggio afoso, l’aria era di piombo ed io vedevo il buio Lo osservai e mi ritrovai a pensare a questo essere umano come i cagnolini che affollano le vie ed i locali pubblici Cubani Stanno li immobili, sdraiati per terra od a osservarti...accennano un timido scodinzolare ma non sono invadenti Stanno solamente li...aspettano E lui aspettava...ma io vedevo il buio Le ragazze ridevano non so di che cosa Il mio amico sorseggiava la birra e rideva con loro Gelai le ragazze con uno sguardo Guardai quell’uomo e gli dissi di andar via sperando che gli si indurisse lo sguardo o mi rispondesse in malo modo Questo non successe Il viso gli si era rabbuiato come ad un bambino a cui gli è caduto il gelato dalle mani L’uomo si allontanò con rassegnata colpevolezza Lo vidi allontanarsi ed in quel pomeriggio afoso sentii il gelo intorno a me Forse leggendo i miei pensieri, Yanè mi disse che non c’era bisogno di mandarlo via in quel modo. Quell’uomo sarebbe andato via ugualmente senza ricompensa o, a limite, allungandogli alcune piccole monete…proprio come si fa ai bambini. Mi disse che qualcuno si curava di lui poiché nella sua testa qualcosa si era fermato da oramai lunghissimo tempo. A quel bambino mai cresciuto la gente permetteva che cogliesse i fiori dai propri giardini e li regalasse alle ragazze che erano in compagnia dei turisti. Ne ricavava alcune monetine che non servivano al suo sostentamento ma solamente all’affermare che non si è invisibili se non lo si vuole. In quell’infantile modo affermava che al mondo c’era pure lui. Nella scorsa vacanza rividi quell’uomo. Lo avevano statalizzato. Lo vidi vicino alla discoteca Guanima con una carriola, una pala ed una scopa. Dall’altra parte della strada attirai la sua attenzione con un fischio - Si girò e con quel sorriso da eterno bambino alzo la scopa in aria come farebbe un guerriero col suo fucile o uno sportivo con la sua coppa..segno che nella sua testa non tutto si era fermato e quel segno vittorioso affermava che le piccole conquiste, per certi versi, hanno egual sapore delle grandi.
Nota....
L'ho rincontrato quest'anno...in mano aveva, come potete notare, la sua sportina con i fiori da regalare.

..la misma calle...