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giovedì 15 gennaio 2009

Carne di cane


Questa poesia di Pedro Juan Gutèrrez e dedicata agli amici Pedro y Pumario.


Y volver al polvo

Me gustan las mujeres perversas que me piden el látigo.
Y quieren que les ponga dinero en la mano mientras las penetro y les digo cochinás al oído.
Esas mujeres que engañana sus maridos.
Y se escapan conmigo una semana.
Por ahí.A cualquier lugar.Mujeres locas.Ladronas, putas, infieles.
Sueñan con vivir en la calle, de noche,y llevar una vida caótica y brutal.
Desean ser un juguete flotando en la tormenta.
Templar conmigo en la sauna delante de todos para que nos miren y se masturben.
A veces llegan los poemas que me escriben:Deep in a dreamI smokeA marijuanaCigaretteAnd dive intoClouds...Entonces sé que será difícil abandonar el desorden y el caos.
Quiero refugiarme en algún monte.
Lejos y no pensar que el final se acerca.
Y volveré al polvo.
Serenamente.
Como una chispamínima en la inmensidad.

Pedro Juan Gutiérrez

mercoledì 14 gennaio 2009

Havana Dream (Unicorno by Silvio Rodriguez)

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Ai miei amici perchè il sogno ritorni ad essere realtà

martedì 13 gennaio 2009

le figlie di Ochun


Qui molte donne - credo la maggior parte - sono filgie di Ochun, la Vergine della Carità del Rame. Sono dolci, belle e affettuose fino a quando sono innamorate, ma poi diventano spietatamente infedeli. Sono carnali, lussuriose. Con il tempo si impara a riconoscerle. (da Sapore di me, Trilogia Sporca dell' Avana, P.J. Gutierrez, )

lunedì 12 gennaio 2009

sabato 10 gennaio 2009

per i buongustai


Io provengo da una terra dove il maialetto è una tradizione indiscutibile, non c’è festa senza il maialetto. E la prima volta che andai a Cuba quasi canzonai i miei amici che lodavano il maialetto alla cubana. “Ma che cazzo dite?!”… poi assaggiandolo mi dovetti ricredere è oggi apprezzo, come nella mia terra, il maialetto alla cubana con la sua naranja agria il quale gli da quell’eccellente tocco di sapore e che nulla ha da invidiare a quello che facciamo dalle mie parti.

venerdì 9 gennaio 2009

Immaginate di...





















Radio Mambo

Tutti i lunedì e venerdì dalle 19,00 alle 20,00 Roberta "Besito de Coco" conduce un programma dedicato alla musica cubana intitolato Speciale Cuba, però Roberta già da qualche ora prima è alla consolle di Radio Mambo per trasmettere brani di musica latina.
Besito di Coco è un'istituzione a Roma e non solo per quanto riguarda i suoni della nostra isla, infatti oltre a presentare la serate al Fiesta e nei vari locali della capitale ha scritto anche un libro e sul web si possono leggere le sue interviste ai vari personaggi della musica cubana.
Il segnale dell'emittente capitolina, non arriva lontanto, però il programma si può seguire on line collegandosi al seguente indirizzo
www.mambo.it

Un invito a Gugumarino a mettere il link della radio sul Blog

martedì 6 gennaio 2009

una venere in affitto...


Ero giunto al Taramar, sulle alture di Tararà, in prima serata con i miei amici. La porta del locale era di modello saloon degno di una pellicola di Sergio Leone.
All’ingresso un negrone che dispensava sorrisi…a noi turisti e meno agli avventori cubani. All’interno del locale, sulla parte sinistra, sostava la “blanquita” di guanabacoa con la sua solita bucanero in mano, in perenne attesa dello sprovveduto turista…se ubriaco ancora meglio.
Mi siedo con i miei due amici ed ordiniamo ron anejo.
Il locale è carino…è all’aperto e questo comporta una maggiore vivibilità a differenza degli altri locali sparsi li attorno.
È una specie di caraoke all’aperto…con funzioni, all’occorrenza, da discoteca.
Sorseggiamo i nostri ron senza enfasi e senza trasporto….ma notiamo che i nostri vicini di tavolo con le loro donne hanno più “trasporto”…difatti il cameriere è un ottimo centometrista…non fa in tempo a posare le cristal e le bucanero che deve correre a portarne delle altre. Qualche birra, furbescamente, finisce nell’aiuola li accanto…formando una chiazza umida vicino ai pochi fiori rinsecchiti. Forte della sua astuzia, e vedendo che notavamo lo strano “consumo” una delle ragazze ci rivolse un velato sorriso in cerca di complicità.
Agli uomini che accompagnavano le ragazze…dall’accento prevalentemente del nord Italia, intorno a loro si era formato un tale marasma che sembravano 50 persona…ne contai 5 di loro e 5 accompagnatrici. Tutti gli uomini avevano un’età tra i 40 e 50 anni…ben vestiti ed appassionatamente ubriachi, le donne tra i 18 ed i 23 anni tutte appassionatamente jinetiando.
Fu allora che notai una bellissima mulata che entrava nel locale. Essa rivolse un sorriso al negrone della sicurezza e con sicure falcate raggiunse il centro del locale. Dietro di lei si materializò un bianco dall’aspetto possente, i suoi lineamenti erano da europeo con mescolanza india…alto, snello, naso aquilino….e gli occhi pure.
I loro sguardi si incrociarono per una frazione di secondo poi lei raggiunse il chiassoso tavolo e con profonda innocenza si sedette nel ciglio dell’aiuola. Lui, da canto suo, raggiunse la zona soprastante del locale e sembrava osservare con attenzione la partita a bigliardo che li affianco si sviluppava. La mulata osservava, e visto l’angusto luogo che si era scelta, elargiva sorrisi di scuse ai 5 allegri avventori. Era bellissima, il suo seno era coperto da un piccolo top color arancio marca adidas. La gonna, anch’essa arancione e facente parte del completino copriva a malapena le sue decenze. Il tutto sembrava essere stato preso in prestito ad una bambola delle barbi. Aveva i cappelli lisci e ben curati, il sorriso era dolce…sicuramente di circostanza ed in sintonia con l’ambiente. La sua pelle era color dell’ebano ed ad ogni movimento si notavano il guizzo dei muscoli che non facevano altro che accentuare la sua bellezza africana.
Le cinque ragazze avevano intuito le sue intenzioni…ma lei non se ne preoccupò.
Il ragazzo, con aria fuggente, dall’alto del locale osservava silenzioso.
Fu un breve istante, il più ubriaco le passò vicino e lei non fece altro che invadere quell’esiguo spazio per mettere l’uomo in suo pieno potere.
Lei era la Regina della notte e lui un semplice suddito del vizio.
Scambiarono quattro parole e l’euforia dell’uomo ebbe una sostanziosa scossa.
Prese l’uomo per mano guadagnando l’uscita….e li, come se il suo corpo fosse stato richiamato da una impellente necessità fisiologica, si diresse verso la vicina toilete…non girò a sinistra per i bagni ma fece quei sei gradini che separavano la zona rialzata dalla pista da ballo, e con slancio di passione regalò un bacio al compagno… prima di dirigersi nuovamente verso l’uscita dove il turista la aspettava.
Io sorseggiavo il mio ron in una serata stanca e mi trovai a pensare che: al di la delle necessità, oltre le barriere culturali, in fondo all’oceano dei nostri sentimenti…forse quel bacio era frutto di una genuina verità incomprensibile ai miei occhi.
Tararà febbraio 2005
By Maverick

lunedì 5 gennaio 2009

Josè Antonio Saco Lòpez-Cisnero

Precursore anzitempo della difesa della nazione e della nazionalità cubana, sebbene ancora in formazione, José Antonio Saco, che non aspirava all'indipendenza ma all'autonomia, combatté nella prima metà del secolo XIX le correnti annessioniste, che sempre considerò un male irreparabile per il futuro di Cuba.Uomo di grande intelligenza e cultura, figura rinomata della Seconda Fase Riformista, era nemico del regime dispotico spagnolo delle cosiddette "facoltà onnicomprensive". Per essersi contrapposto al Capitano Generale Miguel Tacón venne esiliato, dal 1834 e per quasi tutto il resto della sua vita.Sul tema dell'annessione Saco scrisse moltissimo e polemizzò con gli amici che avevano assunto questa tendenza con l'idea di liberarsi dalla Spagna. Prevedette la perdita della nazionalità, l'obiettivo statunitense di estendersi verso sud e il pericolo di una guerra coloniale alla quale avrebbero preso parte, oltre ai nordamericani e agli spagnoli, anche l'Inghilterra e la Francia."È di tale importanza l'isola di Cuba – affermò - che il suo possesso darebbe agli Stati Uniti un potere così grande che l'Inghilterra e la Francia non solo vedrebbero di molto compromessa l'esistenza delle loro colonie americane, ma sentirebbero anche venir meno quel potente influsso che esercitano in altre parti del mondo".Considerava improbabile la vittoria degli Stati Uniti in un simile conflitto, ma qualora fosse accaduto, si chiedeva, quale sarebbe stata la sorte di Cuba trasformata in teatro di una lotta sanguinaria e devastatrice. "Non dobbiamo mai dimenticare – disse - che se in essa si impegnassero gli Stati Uniti, ciò avverrebbe per una loro espansione territoriale e politica più che per la felicità degli attuali abitanti di Cuba. Che questi muoiano pur di raggiungere i loro fini, non importerebbe niente, proprio niente, visto che Cuba verrebbe ripopolata dai suoi nuovi proprietari". "…io vorrei che Cuba fosse non solo ricca, illuminata, morale e potente, ma vorrei anche che fosse cubana, e non anglo-americana".Temeva per il piccolo arcipelago cubano. Il suo anti-annessionismo sorse per aver vissuto negli Stati Uniti e per aver osservato nel 1832 a New Orleans la competizione elettorale tra le comunità di origine anglosassone e francese, nella quale il candidato di quest'ultima vinse con stretto margine anche se esisteva la possibilità che presto sarebbe stata assimilata dai nuovi padroni (per solo 15 milioni di dollari il presidente Thomas Jefferson comprò nel 1803 da Napoleone Bonaparte il vasto territorio della Louisiana).Saco nacque a Bayamo, nell'oriente cubano, il 7 maggio 1797 e morì a Barcellona, in Spagna, il 26 settembre 1879. Le sue spoglie vennero sepolte a Cuba.I primi studi li compì nella sua città natale; nel 1814 cominciò a studiare diritto e filosofia nel Collegio San Basilio di Santiago de Cuba, e due anni dopo entrò nel Seminario di San Carlos a La Habana, dove divenne allievo del Padre Félix Varela e dove si diplomò in Diritto Civile, nel 1819. Quando conseguì la laurea in Filosofia, nel 1821, presso l'Università di La Habana, sostituì Varela nella cattedra di quella disciplina, occupando anche quella di Scienze Fisiche nel Seminario di San Carlos.Visitò gli Stati Uniti durante un viaggio di studi nel 1824; rimase a Cuba dal 1826 al 1828, facendo ritorno negli Stati Uniti per fondare assieme a Varela il Messaggero Settimanale, del quale fu redattore e collaboratore dal 1828 al 1831. Rimpatriò nel 1832 e diresse la Rivista Bimestrale Cubana; in essa venne pubblicato in quell'anno il suo notevole saggio ‘Memoria sulla disoccupazione a Cuba’.Quando due anni più tardi venne esiliato, viaggiò per il Portogallo, la Francia, l'Italia, l'Austria e la Germania.Eletto rappresentante alle Cortes nel 1837 per Santiago de Cuba, gli venne proibito di entrare in carica e di partecipare alle sessioni in cui presentare le istanze dei riformisti cubani.Alla fine del 1860 fece ritorno al suo paese e nel 1866 fu uno dei delegati della Giunta di Informazione a Madrid, che si concluse con un fallimento. Qui votò in un modo singolare, abbandonando l'idea dell'assimilazione per quella di un regime autonomo simile a quello che il Canada aveva all'epoca.Autore enciclopedico, i suoi numerosi e diversi lavori comparvero su quotidiani e su riviste di Cuba, degli Stati Uniti e dell’Europa, così come in opere pubblicate.Tra i suoi libri spiccano la ‘Storia della Schiavitù dai tempi più remoti fino ai nostri giorni’, in tre tomi, pubblicato tra il 1875 e il 1877, e i ‘Documenti su Cuba’, pubblicati in diversi volumi per la prima volta a Parigi nel 1854 e ristampati a La Habana nel 1960 dal Ministero dell'Educazione del Governo Rivoluzionario. La prima opera fu il risultato di circa otto anni di ricerche, mentre la seconda riunisce i suoi lavori migliori intorno alla tematica cubana.



“...Quince años ha que suspiro por ella (Cuba), resignado estoy a no verla nunca màs; pero menos me parece que la veria si tremolase sobre su castello y sus torres el pabellòn americano. Yo creo que no inclinarìa mi frente ante sus rutilantes estrellas, porque si he podido soportar mi existencia siendo extranjerò en el extrajero, vivir extrajero en mi propria tierra serìa para mì el mas terrible sacrificio".
"Despuès de un largo exilio, muriò en la pobreza el 26 de septiembre de 1879. Pidiò que en su tumba se colocase esto epitafio: " Aquì yace Josè Antonio Saco, que no fue anexionista, porquè fue màs cubano que todos los anexionistas."

Tratto da Historia de Cuba, fornaciòn y liberaciòn de la naciòn 1492-1898 (pag.196)


Leggendo il sopramenzionato libro di storia Cubana mi ha colpito molto la figura di questo antico intellettuale…e soprattutto mi ha affascinato la sua passione e l’amore verso la sua Patria.
Poi, leggendo queste sofferte note, mi ha portato a rileggere il “ser cubano” nella lettera testamento di Agustin Tamargo e sono arrivato alla conclusione che la cubanità è un sentimento molto profondo e stratificato nella società medesima. Non si spiegherebbe dunque; l’esilio volontario, la fuga dalle proprie radici e la più delle ingiuste pene che l’umanità possa subire: la prigionia nella propria Patria senza libertà di espressione.

domenica 4 gennaio 2009

Ricordi magici



Molte volte ho legato questa canzone al famoso ballo che ho assistito più di una volta al guanimar,chiudendo gli occhi potevo percorrere 10000 km in pochi istanti,ora però un'occhio può rimanere aperto perchè grazie a questo video su internet mi sarà più facile percorrere il mio sogno.
Dedicato a pedro,maverick y la liquerizia.........yo sabe

postato da bagnevole su you tube

sabato 3 gennaio 2009

Lo amanacer de mis ojos




En la pereza de un dia de invierno

me despierto de incanto

escuchando los latìdos de mi corazon

que cantan una musica muda, indefinida

quizà! Esperando un melodioso amanecer

donde mis ojos encontrarian otra vez los tuyos.
Alberto.
Poesia para Dianarosa..mi pasion.
Rimini gennaio 2009

venerdì 2 gennaio 2009

SI TENGO UN HERMANO


Si tengo un hermano
(Silvio Rodríguez)

Si tengo un hermano, hermano que arde,
hermano mestizo, hermano de hambre,
empapo mis himnos con luz de su aire,
tiño mi bandera también de su sangre,
si tengo un hermano, si tengo un hermano.

Si tengo un hermano, hermano de suerte,
hermano de vida, de historia y de muerte,
no mido sus años, su poca fortuna,
no mido su facha, ni mido su altura,
si tengo un hermano, si tengo un hermano.

Si tengo un hermano, hermano de sueños,
hermano de bala, hermano de empeño,
le entrego mis libros, le entrego mis manos
sin un humillante recibo de pagos,
si tengo un hermano, si tengo un hermano.


(1972)

AMANECE EL NUEVO ANO

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giovedì 1 gennaio 2009

Buon inizio 2009


Alla vostra salute..e che il 2009 vi regali mari di emozioni poiché l’uomo, senza emozioni, è come una goccia nel deserto…un soffio e si dissolve.

Alberto

Omaggio ai Cubani che ci leggono


soy Cubano secondo il pensiero di Agustin Tamargo

Sobre mi mesa de trabajo encontré una nota. No sé de dónde vino, ni quién la escribió, acaso fui yo mismo en días que he olvidado. Pero quiero transmitirla a mis lectores porque creo que recoge un sentimiento colectivo. La nota dice así:
Soy cubano. Para algunos tal vez no es mucho, pero a mí me basta y me sobra. Soy cubano. Podría ser venezolano, español o norteamericano. Pero sería un modo de ser artificial, de voto y pasaporte, hijo del papel y la tinta, que no cuadra a mi naturaleza. Soy cubano. Un cubano integral, de las buenas y de las malas. Soy cubano. Tengo un himno y una bandera. Y tengo, sobre todo, una historia, llena de nombres, hechos y lugares gloriosos en la que bebo, como en una fuente, cada vez que me acosa el desaliento. ¿Podría cambiar por algún hecho histórico extranjero a Las Guásimas, Palo Seco y Peralejo? ¿Podría negociar por algo el 10 de Octubre, el 24 de Febrero, Baraguá, Playa Girón o El Escambray? Soy cubano. Cubano de café negro, de tabaco y de casabe, de son y de ron, de baile en La Tropical y de guateque guajiro. Soy cubano de hablar a gritos, de jugar a la pelota, de piropear a las mujeres. Y de bajar como un río de fuego por la escalinata de la universidad.No soy un hombre, si se mira bien, soy una pasión que camina, y cuando enfrento la realidad última de mi vida, que es la de que no tengo patria, me vuelvo una verdadera furia. Por eso los extranjeros no me entienden. ¿Cómo van a entender que quien lo tiene todo siga pidiendo más? Y es que esos extranjeros no saben que ese todo, adquirido en tierra prestada y bajo sol ajeno, no puede curar una enfermedad fatal que se llama nostalgia de la tierra natal. Dicen que lo bello, cuando se pierde, se vuelve más bello todavía. ¿Y qué era Cuba desde que la bautizó Colón sino la tierra más hermosa que ojos humanos vieron?Así, dentro del alma, carga el cubano a Cuba por todas partes como un escapulario para defenderse de la soledad. Podría decir también como un escudo. Con la historia de Cuba al brazo va el cubano por el mundo defendiendo a su tierra bienamada frente al envidioso y el calumniador. Cuba es su niña. Cuba es su obsesión y su desvelo. Cuba es su madre, pero es también su hija. Cuba es su amante lejana inolvidable. Los libros que el cubano no leía en la isla los lee ahora aquí. La música que allá no escuchaba la escucha ahora aquí. Los cuadros que allá no miraba los mira ahora aquí. El cubano no vive en una casa ni en un apartamento, vive en un baúl de recuerdos. Cada vez que abre ese baúl y encuentra una fotografía marchita por el tiempo sufre una herida. Cada palabra criolla que no conocía o había olvidado y redescubre de pronto se le transforma en un instrumento defensor de su autenticidad. En el hipódromo de Hialeah hay una hermosa guardarraya de palmas. No son palmas canas, ni palmetos, sino palmas reales, ésas que en Cuba coronan las lomas y las riberas de ríos. Están allí, pero fueron traídas de allá. Se asegura que por las noches un hombre solitario camina bajo esas palmas hablando solo. No es invención de nadie. Ese hombre soy yo.Soy cubano. No quiero, ni puedo, ni acepto ser ninguna otra cosa. Ser cubano es hoy una prueba amarga, un desafío. Allá en la isla un sujeto inicuo que una vez metió en ella a los rusos mete ahora a los traficantes y a los turistas extranjeros con la misma finalidad: pisotear al nativo. Aquí en el destierro, la prosperidad material por un lado y la indiferencia del extraño por otro, hacen del cubano un ser solitario e incomprendido. Nadie lo entiende, nadie respeta su afiebrada vigilia en espera del amanecer de la libertad. Todos le piden que se olvide, que se adapte, que haga como el resto de los refugiados del mundo, que inicie una nueva vida. ¿Se puede, realmente, iniciar una nueva vida? ¿Dónde afincará sus raíces esa nueva vida? ¿En el Cuatro de Julio americano? ¿En el Dos de Mayo español? ¿En el 14 de Julio francés? No, no.La historia de un pueblo no puede ser una falsificación copiada. La historia de un pueblo es una continuidad, el plebiscito diario de que hablaba Renan. De Diego Velázquez a Fidel Castro la historia de Cuba ha sido un largo peregrinaje hacia la única felicidad posible: la que proporciona la libertad. Cuba mató su indio, masticó su negro y se tragó su español y de esa misteriosa ceremonia de sangres mezcladas, de infinitos tonos, sacó al cubano.Hombre de islas, hijo del sol, ese cubano lo ha sido todo sobre su tierra ardiente. Matemático y jugador de gallos, ajedrecista y cantor de puntos guajiros, hacendado y político, rumbero y profesor. Fernando Ortiz es el cubano, Miguel Matamoros es el cubano, Gastón Baquero es el cubano, Alvarez Guedes es el cubano, José Canseco es el cubano, el chinomulato Wifredo Lam es el cubano. ¿Se puede olvidar un país así sólo porque el anfitrión ocasional sea generoso y la mesa esté bien servida? Yo sinceramente creo que no. Como decía Martí de los que iban a su tierra cuando aún el español la ofendía con su presencia: Otros pueden, yo no puedo''.
Hasta aquí la nota misteriosa que encontré en mi escritorio. Apareció allí como una página testamentaria, como una botella al mar. Vino Colón, vino Hernán Cortés, vino la desolación de la huida en masa. Pero la isla está allí, Cuba está allí. Esperando con los brazos abiertos por sus hijos dispersos. Hijos a los que simboliza dolorosamente ese cubano que habla solo por las noches bajo las palmas de Hialeah.