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martedì 16 dicembre 2008

en un dia de descanso de la playa...a paseo por La Habana
























































Quest'isola ha tante bellezze femminili di tipo originale, per le gocce di sangue negro che hanno tutti i cubani. E' quanto più nero, tanto meglio.Qui la mulatta è una donna superiore in bellezza, distinzione e delicatezza. Quest'isola è un paradiso. Cuba. Se mi perdo, cercatemi in Andalusia o a Cuba.




(Federico Garcia Lorca)

Quando ci sarà la luna piena

andrò a Santiago di Cuba,


andrò a Santiago,


su una carrozza d'acqua nera.

(Federico Garcia Lorca)


Ai bambini di Playa Giron e a tutte le piccole creature del mondo con l'augurio di essere abbastanza forti per immergersi e prendere il largo nel mare della vita


lunedì 15 dicembre 2008

La curatrice di sogni


La vedo per la prima volta alla disco Bellomonte di Guanabo, una cascata di riccioli neri ed un fisico da pantera; Pantera addestrata alla caccia, al sangue, alla sopravivenza…alla giungla della vita. La conosco per caso, facendo il ruffiano al mio amico, il quale aveva visto una ragazza (propriamente di quella compagnia) che gli piaceva. Poche parole…e la pantera inizia la sua battuta di caccia…ha trovato la preda (sanguinante) della serata…si è accorta che mi piace; balla il reggueton che è una favola, si muove come un cobra richiamato dal piffero del suo padrone…i suoi movimenti sono di puro richiamo “sireneo”…lavora. Smette di ballare e si siede sulle mie ginocchia..”Mi offri una cerveza?…Claro!!! La farandula si muove, scende più a valle…si va al Trebool. “Tu che fai? Mi chiede”…Che faccio?..oramai l’organismo aveva innestato la marcia del testosterone, impossibile mettere in folle…la marcia va avanti. Puntata al Trebool poi a casa a Guanabo…l’esultanza del corpo lo richiede. In camera la pantere perde la sua aggressività, più cauta, guardinga, quasi a disagio…alza il tono della voce e lo abbassa senza motivo specifico…sembra una bambina che fa le bize. Chiede che spenga la luce…“non ci sto“, non mi piacciono gli appuntamenti al buio (già era scuretta lei)..optiamo per l’abajour…le accarezzo il corpo disegnando dei piccoli percorsi con le dita, lei ride “soffre il solletico”..la bacio, ma lei è molto tesa. Facciamo l’amore; è passionale, vivace nei movimenti…il suo odore mi piace…ma è pur sempre una transazione. Credo che ad un certo punto lei abbia voluto concludere…”odio queste cose, mi infastidiscono e mi raffreddano l‘istinto”. Bene! Se deve concludere, vediamo di agevolarne l’operato…”elaboro un’orgasmo teatrale da lieto fine”…bellissimo, degno di quel teatro a cielo aperto che è cuba. Scende il ghiaccio tra noi…non la guardo nemmeno, può restare o chiamare un taxi ed andar via…il tutto mi è indifferente…il tutto è irreale. Poiché l’uomo in quei momenti sa essere perfido..Gli confido che avevo “finto” che le sue movenze sensuali nella disco non erano riportabili ad una azione reale…“di puro sesso”. Forse la mia arroganza, forse il suo stesso desiderio di far sesso, hanno fatto si che la serata prendesse un’altra piega…un’ altro spirito. Come un incendio che si ravviva con il vento di maestrale, ci ritroviamo nuovamente avvinghiati l’uno con l’altro, le nostre lingue intrecciate, come due serpenti in amore, ci trasportano verso la passione più assoluta. Il suo corpo sussulta, ha acquisito più libertà, il profumo di sesso ci inebria nella stanza…la mente stacca, nella stanza non c’è il turista e la jinetera…ci sono due amanti che colgono quel frutto prelibato che è l’amore. Amore fatto di sesso, passione e piacere reciproco senza restrizioni o muri da abbattere. Con Maylin continuerò a vedermi, almeno per i successivi 14 gg. Mi raccontò che era in attesa di sposarsi con un anziano connazionale del Triveneto…e che, dopo il matrimonio, sarebbe scappata alla volta del Canada, poiché, in quest’ultimo paese, c’era la persona legata al suo cuore…un ragazzo di 35 anni il quale lei asseriva di amare. Non so se il suo racconto risponda a verità, e forse poco mi importa, fatto sta che il giorno della partenza abbiamo festeggiato (la mia e la sua combriccola) a base di birra e risate di allegria, ci siamo lasciati senza particolari riferimenti. Ci siamo lasciati solamente con la gioia di aver passato e condiviso dei bei momenti insieme.
Cuba 2004...il mio primo racconto.

L'alma de cuba...los niños


















Certe giornate rientravo dalla spiaggia per mangiare un panino en mi casa.

Con tranquillità mi facevo il consueto caffè…e dopo mi sedevo nel patio a gustarmi un goccio de ron en tranquilidad…

Tendevo l’orecchio al vociferare esterno ma mai il mio orecchio udii il pianto de un niño…
solamente le loro rise o un lungo richiamo;aabuelaaaaaa!!!!!!!!




domenica 14 dicembre 2008

Pequeña bahìa




Questa è la storia di una piccola barca che presto inizio a solcare i corsi d’acqua…

Corsi d’acqua che sempre non sono stati limpidi…ma la limpieza, a volte, non è quello che si fa o si raggiunge…la limpieza a volte è semplicemente quella che si ha dentro.

La piccola barca inizio a navigare in tenera età ed al suo timone si avvicendavano diversi comandanti; cubani, europei, nortamericani e asiatici.

Tutti avevano una unica rotta…quella commerciale…

Quella del sesso.

Ma la barca non faceva ne sconti ne differenza sulla diversità dei suoi comandanti…la vita, se pur di giovane età, gli aveva insegnato a mordere gli attimi ed impartito molte lezioni…una increspatura può generare un’onda e un’onda può trasportarti a riva o a largo e farti perdere l‘orientamento…dipende dalle tue necessità, dalle tue esigenze.

Navigando per mari, a volte, l’onda era supportata dalla poesia e quindi risultava più amabile, più leggera, più romantica.

Altre volte l’onda era supportata dall’alcol delle troppe birre bevute…rilasciando quel retrogusto amaro che nella vita ti da l’impressione di essere in balia di eventi a te sconosciuti…ti sembra che non ce la puoi fare…di essere “la vita del tuo fallimento” e non il fallimento della vita.

Ma il tutto era relativo…superabile e superato; il fine prima di tutto…guadagnare la riva.

A volte la riva mutava in un vestito nuovo, un profumo Francese…la comida per se e per la sua famiglia.

La piccola barca tentò la grande traversata oceanica…senza successo, o forse non era il suo momento…o forse il suo momento non era in quei freddi e lontani mari…la solitudine e già di per se fredda ed oscura, ma passarla in mari sconosciuti è uno tormento sia per la vita e sia per la mente.

La piccola barca ritorno “en la suya pequeña bahìa”, nelle sue calde ed accoglienti acque.
A volte la notte era rischiarata da una luna bianca che risplendeva alta nel cielo…a volte la notte era oscura e le fronde degli alberi circostanti cantavano note simili ad ululati di lupi in terre insidiose.

Ma la riva quasi sempre veniva guadagnata.

Poi un giorno giunse un nuovo capitano, un capitano senza arte ne parte e provarono a viaggiare qualche volta insieme.

Pochi momenti….intimi momenti.

La piccola barca si accorse che questo nuovo marinaio navigava per il semplice piacere di navigare e non per colmare distanze o per raggiungere e numerare i porti da lui toccati.
Esso navigava senza una meta e la meta navigava in lui.

Lei dal canto suo attenuò le sue virate…molti capitani che la guidarono in passato, si scoprirono inconsapevolmente ad essere guidati da lei e seguire rotte da lei indicate.

…a volte l’onda ti porta a riva o al largo facendoti perdere l‘orizonte….

La barca si addolcì e fece emergere quanto bello aveva in lei che forse mai era stato raggiunto o stimolato.
Poi un giorno arrivo anche per lei la sua onda perfetta…ma non era il capitano.

Era un’onda dolce ed aveva il senso di una vita, gli nacque dentro ed in lei cresceva dando un rinnovato spirito a quella piccola barca sperduta.

Quell’onda ora è in quella piccola insenatura dove la piccola barca sta di guardia come un vecchio pirata sulla sua isola…sul suo bastione; nessuno gli tocchi il suo tesoro.

La notte, quando una coperta di stelle avvolge la piccola e solitaria baia, la barca volgerà il suo sguardo al cielo e sognerà che quella piccola onda sviluppatasi nella sua baia, pian piano cresca ed acquisti la forza per guadagnare il largo ed immergersi nel mare della vita.

Isola di Cuba 08/08/2008

Para un libre desarollo del los queridos Pedro y Raoul

Havana "documental"

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da videotrading

sabato 13 dicembre 2008

Sabes que es gente de zona?

>http://

sabes que es gente de zona? (tu sabes?)
sabes que tienes q hacer para ser come gente de zona?es imposible.. (seguro)
porque simplemente tienes que saber que en la calle tienes que tener conocimento de lo que es vivir en un bario humilde tienes que aprender a relacionarte con la gente (claro)y tener presente.... que nosotros mismos somos la gente....!

Questo post è dedicato ai miei amici compagni di viaggio!

Questa canzone verrà ricordata e abbinata per sempre al nostro ultimo viaggio!

Bei ricordi vero?

venerdì 12 dicembre 2008

gnam...gnam...


La Stazione Di Zima


C'è un solo vaso di gerani dove si ferma il treno,

e un unico lampione che si spegne se lo guardi,

e il più delle volte non c'è ad aspettarti nessuno,

perché è sempre troppo presto o troppo tardi.

-Non scendere- mi dici,- continua con me questo viaggio!-

e così sono lieto di apprendere che hai fatto il cielo e milioni di stelle inutili come un messaggio, per dimostrarmi che esisti, che ci sei davvero:

ma vedi, il problema non è che tu sia o non ci sia:

il problema è la mia vita quando non sarà più la mia,

confusa in un abbraccio senza fine, persa nella luce tua sublime,

per ringraziarti non so di cosa e perché

Lasciami questo sogno disperato di esser uomo,

lasciami quest'orgoglio smisurato di esser solo un uomo:

perdonami, Signore, ma io scendo qua, alla stazione di Zima.

Alla stazione di Zima qualche volta c'è il sole:

e allora usciamo tutti a guardarlo,

e a tutti viene in mente che cantiamo la stessa canzone con altre parole,

e che ci facciamo male perché non ci capiamo niente.

E il tempo non s'innamora due volte di uno stesso uomo;

abbiamo la consistenza lieve delle foglie:

ma ci teniamo la notte, per mano, stretti fino all'abbandono,

per non morire da soli quando il vento ci coglie:

perché vedi, l'importante non è che tu ci sia o non ci sia:

l'importante è la mia vita finché sarà la mia:

con te, Signore è tutto così grande, così spaventosamente grande,

che non è mio, non fa per me

Guardami, io so amare soltanto come un uomo:

guardami, a malapena ti sento, e tu sai dove sono...

ti aspetto qui, Signore, quando ti va, alla stazione di Zima.

giovedì 11 dicembre 2008

La vita segreta



Dalla mia terrazza sul tetto
L’Avana di notte fiocamente illuminata frugale e stoica
L’Avana sopporta questi anni come una vecchia dama /
saggia e silenziosa
Non schiude le labbra per protestare
e si lascia leccare il costato dalla schiuma e dalla salsedine
La vecchia signora cela le sue ferite occulta le sue cicatrici e mi confessa /

a tarda notte:Non importa tu passerai tutti passeranno

Io sono eterna e sarò sempre qui con il mio enorme cuore che palpita al vento Dono il mio amore / e non soffro
Sono la città di pietra

La città eterna.


© Pedro Juan Gutiérrez © della traduzione di Danilo Manera

Il paradiso che non c'è



Questo racconto nacque da un disaccordo.

Lessi di una jinetera “que mecanicaba” un diversamente abile.

Al di là dei nostri personali pensieri, in seguito scrissi questo racconto.

È frutto di fantasia, ma nel tempo ho saputo apprezzarlo e ricondurlo “quasi” alla realtà…forse guardandomi interiormente.

Buona lettura

Mario abitava ai piedi dell’Appennino Modenese. Sin dalla prima infanzia incontrò gravi difficoltà a relazionarsi con i suoi coetanei…tutti più svegli e più belli di lui.
Tutti i suoi compagni facevano colpo sulle ragazze e sugli adulti con la loro simpatia e la loro imberbe gaiezza….men che lui.
Lui era l’eterna tristezza.
E per giunta ci si metteva anche quella andatura dinoccolante, dovuta ad una malattia infantile, che lo faceva sembrare un pescatore sul ponte del suo peschereccio in balia del mare in burrasca.
Si la sua vita era tutta una burrasca proprio come quel peschereccio che faticava ad entrare in porto…il porto della vita, quello che ti culla e ti fa sentire protetto e sereno dai forti venti e dalle tempeste.
Mario, crescendo, non aveva coltivato passioni come i suoi coetanei….Mario si era limitato a coltivare la terra come suo padre e suo nonno….le sue ambizioni erano un buon raccolto e le sue speranze una buona stagione.
Unico svago il sabato sera si concedeva un’uscita al bar del paese. Il bar del paese era piccolo, tutti ci si conosceva, tutti sapevano tutto di tutti.
Alcuni giovanotti, ex compagni di scuola, più volte gli avevano proposto di andare con loro in una discoteca di modena…cosa che timidamente rifiutava ma segretamente desiderava.
Più volte si era scoperto a spiare questi ragazzi nei loro discorsi di “combricola“…donne, bevute, scherzi, viaggi in terre lontane e candide valli dove, nel suo pensiero, erano già ricoperte di verdi pampini.
Parlavano di avventure facili nella vicina riviera romagnola dove audaci vichinghe si spogliavano senza pudore…e la notte si concedevano quasi senza chiedere il nome di colui che veniva premiato da ore d’amore.
Parlavano di spiagge tropicali dove il sole bruciava la pelle e rinfrescava gli istinti…luoghi dove le donne sfrontatamente ti sorridevano in strada….ed alcune, le più audaci, ti tiravano per la camicia proponendoti di entrare in paradiso….il loro.
Mario pensava che questi discorsi non avrebbero attecchito nella sua anima….lui pensava che una volta uscito dal bar e guadagnato la campagna, questi discorsi, si sarebbero volatilizzati come bianchi fogli di carta dopo un soffio di vento.
Ma non era cosi! I fogli di carta, a sua insaputa, ritornavano la sera…silenziosi e nelle ore buie, quando da solo nel letto, iniziava ad imbrattare questi fogli bianchi con sogni che salivano dal angolo più recondito del suo cuore.
Fantasticava in queste terre lontane assaporando le labbra di queste dolci fanciulle dalla pelle color cannella e gli occhi di un cucciolo di cerbiatto…le loro chiome scure ondeggiavano come il grano nel mese d’aprile mosso da un flebile vento e la testa era coronata da stupendi fiori come i prati di margherite sbocciate ai primi soli primaverili…..Mario sognava e fantasticava e non se ne era accorto che stava davanti ad una agenzia di un grande supermercato provinciale….si destò e le immagini che sino a poco prima gli scorrevano nella mente le rivide in quella vetrina dell’agenzia viaggi che pubblicizzavano un mare turchino in una zona chiamata Playa del Est nell’Isola di Cuba.
La visuale che aveva di questa isola era per lo più legata ad un pensiero ideologico fortemente condizionato dalla dislocazione politica dei suoi concittadini…..Mario pensava a Cuba come un luogo presidiato da eterni combattenti e che ogni occasione era buona per tirar fuori la vecchia bandiera di colore rosso…..ed unirsi in una lotta impari verso la tirannia a colpi di slogan.
Ma per giorni il ricordo di quelle fantasie lo attanagliò e più volte, perdendosi nei propri pensieri, si ritrovò a pensare a quelle donne con sembianze di angeli.
La vita di Mario scorre molto lentamente tra lavoro e casa…. vita di tutti i giorni fatta di semplicità e quotidianità da sembrare che ieri può essere domani e domani può essere tranquillamente oggi.
Passano i mesi e gli anni ma Mario non aveva scordato quella sensazione molto simile all’euforia che aveva caratterizzato quel dato momento davanti a quella insignificante agenzia del centro commerciale. Tant’è che un giorno, come un automa, si ritrova proprio davanti a quella agenzia e con inaspettata caparbietà entra chiedendo propriamente “Cuba, Playa del Est”.
Mario, circa un mese dopo, era in partenza per l’Isola di Cuba.
Arrivo a notte fonda all’aereoporto de La Habana, il buio la faceva da padrona e si insinuo nelle sue narici un odore nuovo….pungente ed inebriante.
Questo odore Mario lo relego nelle sue profonde memorie e lo elaborò a suo piacimento…..ne trasse un profumo nuovo, quasi a ricordargli il profumo del campo appena arato o dell’erba appena tagliata.
Questo nuovo posto gli piaceva.
Mario si ritrovo a sorridere compiaciuto della ritrovata serenità ed il suo ritrovato coraggio di accostare cose sue ad un paese lontano e che non gli apparteneva….si ritrovò a camminare sicuro di se incurante del suo andamento dinoccolante….sembrava che finalmente il peschereccio giungesse in porto guidato da nuovo spirito e nuovo ardore.
Nessuno badava alla sua andatura.
Nessuno badava alla gamba sinistra di qualche centimetro più corta dell’altra, la gente gli sorrideva ed a sua volta si ritrovò a sorridere alla gente.
Mario aveva trovato un automatismo nuovo che lo faceva sentir bene.
Il suo Hotel era vicino ad una discoteca e Mario la sera si portò solitario in questo luogo come se fosse sua consuetudine….era un uomo rinvigorito e pieno di energia…nulla lo fermava.
Arrivo davanti alla disco e quasi gli venne la tentazione di tornare indietro.
Un serpentone umano si formava davanti all’entrata….avrebbe passato ore nella estenuante attesa per entrare.
Ma come se avesse un appuntamento col destino, un signore lo chiamò e lo invitò ad accomodarsi all’ingresso per l’emissione del biglietto di entrata.
Mario si domando che non fosse tutto uno scherzo del destino e qualcuno lì dall’alto si prendesse gioco di lui.
Nel locale attirò la sua attenzione una bellissima mulata che guardava in sua direzione…..
Mario si girò varie volte per vedere se dietro di lui vi fosse qualcuno, poiché, era impossibile che quella donna cosi bella guardasse lui.
Lui che non veniva guardato neanche da quelle bruttine del paese.
Mario si prese da bere e si sedette vicino alla pista, mai in vita sua aveva visto questo turbinare di corpi in movenze così sensuali…coppie ballavano e intrecciavano in una elegante ed inebriante danza di desiderio e di passione.
Mario tirò su il naso e sentii l’inebriate odore del mosto nel mese di Ottobre.
L’inebriante odore altro non era che lo sguardo della mulata che, come il mosto, attira i piccoli moscerini nella sua trappola mortale.
Le si avvicino e dopo spiccioli convenevoli uscirono dalla disco per andare nel residence li vicino. Si spogliarono, lei aveva un odore ed un sapore nella pelle che Mario ricondusse alla frutta appena colta…accarezzava i suoi seni, piccoli e duri, con timidi colpi di lingua e piccoli soffi nei capezzoli scuri e turgidi.
Lei gli bacia il torace e scende sino all’inguine.
Risalendo con furia ed intrecciano le loro lingue come due serpenti in amore….lui scende e gli bacia il sesso.
Era profumato e quella mancanza di peli gli da quel senso di immacolata pulizia e di purezza infantile che quasi sente fischiare le orecchie dalla tanta eccitazione che sprigiona quel corpo a lui sconosciuto.
Non parlavano ma ansimavano e nell’aria della stanza aleggiava il tipico odore del sesso…..quell’odore che entra nelle cavità del cervello e poi fuoriesce come un fiume in piena generando la pura passione….passione di due corpi avvinghiati che gridano ed esultano sino allo spasimo.
Ore dopo, nella solitudine della sua stanza, Mario ripenserà a quanto è stato fortunato a poter volare sulle nuvole bianche e poter guardare dall’alto l’oceano Atlantico….e forse tra quelle nuvole ha scoperto un pezzo del suo paradiso che non c’è.
Testo di Maverick

compartimos ...


Trovati un lavoro e una moglie perbene. Tuo padre ha ragione, finirai in galera se continui con le sbronze e le donne di strada. Quella è carne di cane figliolo. Carne di cane. Non te ne rendi conto ?

Pedro68 y suo tocayo Pedro Juan Guitiérrez

mercoledì 10 dicembre 2008

me llama


Dal primo momento ho notato nei dolcissimi occhi neri della domestica un certo interesse nei miei confronti. Infatti già dal momento in cui ho messo piede nella casa di Cojimar la ragazza si è dimostrata particolarmente premurosa e gentile nei miei riguardi, ringraziandomi tutte le volte che ho elogiato la sua comida. La conferma del fatto che lei avesse un debole nei mie confronti l'ho avuta subito. Me ne sono accorto dalla faccia che ha fatto quando sono rientrato a casa accompagnato dalla chica della prima notte. Una ragazza rimorchiata sul Malecon solo per il gusto di festeggiare il mio ultimo viaggio. La domestica quando è venuta ad aprirmi la porta del garage non è riuscita ad trattenere uno sguardo di disapprovazione nei miei confronti. Insoddisfatto della scopata con la jinetera il giorno seguente tra il serio e il faceto le ho chiesto dove è possibile in quel barrio incontrare delle ragazze che non siano pute. La sua risposta, soy yo è stata un'ulteriore conferma alla mia tesi. Però io non ho dato peso alle sue parole, nonostante mi faceva piacere restare a conversare con lei, così l'ho invitata ad una cafeteria a tomare algo. Dopodiché siamo rientrati a casa, lei alle sue faccende domestiche, io a prepararmi per vivere la mia seconda noche habanera che seguiva lo stesso copione. Unica differenza luogo e attrice. Infatti dopo avere passato un paio d’ore al tavolo di una cafeteria posta in una traversa di calle Marti, sono tornato a casa accompagnato da una studentessa di Santiago. La cosa chiaramente ha provocato un altro colpo al cuore della cameriera. Il giorno dopo sono uscito presto per accompagnare a scuola la negra approfittando per fermarmi in una barberia. Questa esperienza meriterebbe un altro post. Perchè a Cuba anche il personale del salone lavora con dei tempi che da noi sarebbero inaccettabili. Nel mio caso la mia testa è rimasta oltre un’ora nelle mani di un anziano barbiere che dopo avermi tagliato con cura i capelli e la barba mi ha massaggiato il viso seguendo un protocollo molto elaborato. Certamente il tempo in barberia è tato speso bene perchè al mio ritorno, vedendomi così pulito e sbarbato la ragazza di Coijmar è andata in estasi facendomi i complimenti per il nuovo look que lindo tu es. Il pomeriggio, in vista della cena di rapprresentanza di Maurizio il manager imprenditore amico del Papito, avevo pensato di riposare qualche ora. Però non ci sono risucito perchè dei ragazzi molto educati che girano intorno all'abitazione mi avevano chiamato dicendomi di andare sul balcone in quanto c'era uno spettacolo che poteva interessarmi. Infatti sulla spiaggia alcune persone tra le quali un santero stavano praticando un rito in onore Yemahia e siccome avevo detto loro di essere interessato alla santeria hanno pensato di farmi cosa gradita venendomi ad avvisare. Dalla terrazza di casa ho potuto filmare tutta la scena.Verso le sei sono uscito perchè prima di andare alla festa dell'impresa sarei dovuto passare a prendere la ragazza della seconda notte, la quale però è mancata all'appuntamento. Così mi è toccato andare da solo al'hotel Melia Avana, dove sono stato ricevuto da Marco, alias Papito Habanero. Dopo un pò è arrivato anche l'ingegnere Giovanni dal Pian (Giòcaribe) accompagnato dalla sua elegante signora. Insieme abbiamo passato una bella serata, ho tenuto anche un piccolo show insieme al cantante della band Clan, catturando l'attenzione di tutti. A dispetto di Trophies che dice che ho una faccia da funerale ho fatto divertire la maggioranza dei presenti. Nel corso della serata abbiamo telefonato a Cocoloco e gettato le basi per la nostra trasferta a Las Tunas. Dopo essere passato a riaccompagnare Giocaribe e signora sono tornato nella mia abitazione di Cojimar. Apriti cielo ! Vedendomi arrivare da solo alla paffutella chica de la casa gli hanno brillato gli occhi. Avete fatto caso che negli occhi delle cubane quando qualcuno gli va a genio si vede come un luccichio e il loro sguardo diventa ancora più magnetico. Così accompagnandomi presso la porta del mio quarto, adiacente al suo, nel darmi la buonanotte ha precisato, Pedro se necesita de algo me llama. Quale proposta più esplicita, cosa avrebbe potuto servire a un bandolero alle due di notte. Così mi sono messo a letto, però ripensando a quella frase non sono riuscito a prendere sonno e facendomi un pò di coraggio mi sono inventato una scusa. Ho bussato allora alla sua porta e sfiorandole la mano le ho detto che la televisione che sta nella mia camera non si vedeva. Ha fatto finta di non capire, chiedendomi perchè volessi vedere la televisione a quell'ora e che se proprio non potevo farne a meno sarei potuto andare da lei. Detto fatto, con la scusa di vedere un film in DVD mi sono trasferito nel suo quarto. Chiaramente lei capisce che io ho afferrato il senso delle sue parole, così ha lasciato che mi sdraiassi sul suo letto, rassicurandomi che l'anziana duena dormiva abbajo e che non avrebbe poturo sentirci. Ci siamo messi ad ascoltare un pò di musica e mi sono accorto che ha degli ottimi gusti. Infatti dalla sua collezione di cd abbiamo estratto una raccolta di Bola de Nieve che include anche delle canzoni in italiano. Anche se grassottella questa ragazza es muy carinosa. Mi ha raccontato un pò della sua vita di trentenne laureata in geografia, ma che per migliorare il suo tenore di vita lavora come domestica in questa casa de renta. Ci siamo tolti quei pochi indumenti che avevamo, gli ho accarezzato i lunghi capelli neri che incorniciano un viso quasi pallido, abiamo fatto l'amore come se ci conoscessimo da tempo. Nonostante non sono potuto andarle dentro per via del marchese entrambi abbiamo avuto un orgasmo richissimo. Poi finito il capolavoro, il cui ricordo sarà in me sempre vivo, ci siamo affacciati alla finestra a fumare e a scambiare ancora le nostre idee di ragazzi cresciuti che hanno fatto perfino l'università anche se a 10.000 km di distanza. Abbiamo indugiato ancora un pò con gli sguardi persi nel buio e immersi in un silenzio rotto solo dalle onde del mare che si frantumano sugli scogli. Poi, quando il sonno ha preso il sopravvento accompagnato dal rumore della risacca che faceva da colonna sonora ad una delle mie più belle notti cubane mi sono incamminato verso la mia stanza.Pedro, nov. 2006

Passeggiando per Guanabo